Frammenti d'autore

Trilogia di New York

💬 Fantasmi

In principio c'è Blue. Più tardi c'è White, e dopo ancora Black, e prima del principio c'è Brown. È Brown che l'ha svezzato, Brown che gli ha insegnato il mestiere, e quando Brown è invecchiato Blue ne ha preso il posto. È così che comincia: il luogo è New York, il tempo è il presente, e né l'uno né l'altro cambieranno mai. Ogni giorno Blue va in ufficio e siede alla scrivania aspettando che accada qualcosa. Non capita niente per un pezzo, finché un uomo di nome White varca la soglia, ed è così che comincia.

Il caso sembra piuttosto semplice. White vuole che Blue segua un uomo di nome Black e lo tenga d'occhio finché sarà necessario. Ai tempi in cui lavorava per Brown, Blue ha condotto molti pedinamenti e questo non pare diverso dagli altri, forse è anche più facile della media.

Blue ha bisogno di lavorare, perciò ascolta White senza fargli troppe domande. Deduce che si tratta di una crisi coniugale, e White è un marito geloso. White non fornisce dettagli. Dice di volere un rapporto settimanale, spedito alla cassetta postale icsipsilon, dattiloscritto in duplice copia di formato così e così. Sempre settimanalmente, a Blue sarà recapitato per posta un assegno. Poi White spiega a Blue dove abita Black, il suo aspetto fisico eccetera. Quando Blue gli domanda quanto durerà il caso presumibilmente, White risponde che non lo sa. Lei continui a spedirmi i rapporti, dice, fino a nuovo ordine.

A onor del vero, Blue trova il tutto un po' strano; ma per il momento sarebbe eccessivo definirlo preoccupato. Tuttavia, non può fare a meno di notare alcuni particolari di White. La barba nera, ad esempio, e le sopracciglia troppo folte. Poi c'è la pelle esageratamente pallida, da sembrare incipriata. Blue non è un dilettante nell'arte del travestimento e mangia facilmente la foglia: dopotutto il suo maestro è stato Brown, e Brown all'epoca era il numero uno. Allora Blue comincia a pensare di essersi sbagliato, che non c'è di mezzo alcun matrimonio. Ma più in là non si spinge, perché White gli şta parlando e lui deve concentrarsi per seguirlo.

È già tutto preparato, dice White. C'è un piccolo appartamento proprio dirimpetto a quello di Black. L'ho già affittato, ci si può trasferire oggi. L'affitto sarà pagato per tutta la durata del caso.

Buona idea, fa Blue ricevendo la chiave da White. Così evito di scarpinare.

Difatti, risponde White accarezzandosi la barba.

Così l'accordo è concluso. Blue accetta il lavoro e si stringono la mano. A prova della sua buona fede, White dà in anticipo a Blue dieci biglietti da cinquanta dollari.

Dunque è così che comincia. Il giovane Blue con un uomo di nome White, che ovviamente non è quello che sembra. Fa niente, dice Blue fra sé quando White se n'è andato. Sono certo che avrà le sue ragioni; e comunque non sono affari miei. Il mio unico problema è far bene il lavoro. [...] # Altro
✦ Paul Auster. Trilogia di New York. Einaudi, 1996

Tutto sembra semplice perché ogni cosa ha un nome netto: Blue, White, Black, Brown. Ma proprio questa chiarezza è sospetta. Gli uomini paiono ridotti a colori, i ruoli a funzioni, il caso a una procedura già predisposta; eppure, fin dall'inizio, qualcosa sfugge. White non è ciò che sembra, Black deve essere osservato senza che se ne conosca il motivo, Blue accetta di guardare senza sapere davvero che cosa stia cercando. Il lavoro consiste nel sorvegliare un altro, ma il primo fantasma è già lui stesso: un uomo che crede di avere un compito preciso mentre sta entrando, a sua insaputa, in una storia che comincerà a controllare anche lui.

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