Frammenti d'autore

Trilogia di New York

💬 CITTÀ DI VETRO

Cominciò con un numero sbagliato, tre squilli di telefono nel cuore della notte e la voce all'apparecchio che chiedeva di qualcuno che non era lui. Molto tempo dopo, quando fu in grado di pensare a ciò che gli era accaduto, avrebbe concluso che nulla era reale tranne il caso. Ma questo fu molto tempo dopo. All'inizio, non c'erano che il fatto e le sue conseguenze. La questione non è se si sarebbero potuti sviluppare altrimenti o se invece tutto fosse già stabilito a partire dalla prima parola detta dallo sconosciuto. La questione è la storia in sé: che abbia significato o meno, non spetta alla storia spiegarlo.

In quanto a Quinn, non serve dilungarsi su di lui. Chi fosse, da dove venisse e cosa facesse non ha molta importanza. Sappiamo, per esempio, che aveva trentacinque anni. Sappiamo che un tempo era stato sposato, che era stato padre, e che ora la moglie e il figlio erano morti. Sappiamo anche che scriveva dei libri. Per essere esatti, scriveva romanzi gialli. Questi romanzi li firmava con il nome di William Wilson e li produceva al ritmo di circa uno all'anno; il che gli garantiva abbastanza denaro per vivere modestamente in un piccolo appartamento di New York.
✦ Paul Auster. Trilogia di New York. Einaudi, 1996

Tutto nasce da un errore insignificante: una telefonata sbagliata nel cuore della notte. Ma è proprio così che il caso entra nelle vite, senza annunciarsi, aprendo lentamente una crepa nella realtà ordinaria. Quinn vive già ai margini di se stesso: scrive storie poliziesche sotto falso nome, abita una New York quasi astratta, ha perduto la moglie e il figlio, e da allora sembra muoversi nella vita come un sopravvissuto. Rimane un uomo vuoto, disponibile a essere trascinato altrove. Perché certe storie cominciano prima ancora di cominciare, e basta una voce sconosciuta al telefono per spostare in misura impercettibile l'asse del reale.