Frammenti d'autore

Eva Luna

💬 Mi chiamo Eva, che vuole dire vita, secondo un libro che mia madre consultò per scegliermi il nome. Sono nata nell'ultima stanza di una casa buia e sono cresciuta fra mobili antichi, libri in latino e mummie, ma questo non mi ha resa malinconica, perché sono venuta al mondo con un soffio di foresta nella memoria. Mio padre, un indiano dagli occhi gialli, veniva dal luogo in cui si uniscono cento fiumi, odorava di bosco e non guardava mai direttamente il cielo, perché era cresciuto sotto la cupola degli alberi e la luce gli sembrava indecorosa. Consuelo, mia madre, aveva trascorso l'infanzia in una regione incantata, dove per secoli gli avventurieri hanno cercato la città di oro puro vista dai conquistatori spagnoli allorché si affacciarono sugli abissi della loro ambizione. Quel paesaggio aveva lasciato in lei una traccia che in qualche modo riuscì a trasmettermi.
✦ Isabel Allende. Eva Luna. Feltrinelli, 1988

Eva nasce già immersa nel mito, come se la sua vita cominciasse prima ancora della nascita, custodita dentro foreste, fiumi e leggende d'oro. La casa oscura dell'infanzia convive con una memoria più antica e selvaggia, trasmessa dai genitori insieme al sangue e alle storie. Il padre porta negli occhi e nell'odore del corpo la foresta da cui proviene; la madre conserva dentro di sé il riflesso di paesaggi favolosi cercati invano dai conquistatori. Eva non entra semplicemente nel mondo: emerge da una lunga corrente di memorie, natura e incantesimi.