La crisi della civiltà
💬 GENERALE INDEBOLIMENTO DEL RAZIOCINIO
Quando, dal modo come si produce il sapere e il pensiero, volgiamo lo sguardo al modo secondo il quale il sapere si diffonde e il pensiero viene accolto e adoperato, subito le cose mutano aspetto. La condizione di ciò che si chiama il modo di pensare popolare non solo è in crisi, ma per giunta in una crisi piena di dissoluzione e di pericolo.
Quanto ingenua ci sembra oggi quella felice illusione dell'ultimo secolo, che il progresso della scienza e l'istruzione allargata a tutti garantirebbero una convivenza sempre più perfetta! Chi crede oggi ancora sul serio che, trasformando i trionfi della scienza teorica in trionfi ancor più stupendi della tecnica, si salvi la cultura? o che la distruzione dell'analfabetismo significhi la fine della barbarie? La odierna società pervasa di cultura e in parte meccanizzata, ha un aspetto ben diverso dal sogno progressista di allora.
La nostra società è piena di sintomi inquietanti, che si possono adeguatamente raccogliere sotto la denominazione di «indebolimento del raziocinio». È umiliante davvero. Si vive in un mondo in ogni senso molto meglio ragguagliato intorno a se stesso, la sua natura, le sue possibilità di quanto fosse qualsiasi precedente epoca della storia. Oggettivamente e positivamente, si sa meglio di prima come sia e si comporti il sistema cosmico, come lavori l'organismo vitale, come si regolino le cose dello spirito, come le conseguenze siano derivate dalle premesse. Il soggetto uomo conosce sè e il suo mondo meglio di quanto egli si sia mai conosciuto. L'uomo, in un senso molto positivo, è diventato più capace di giudicare. Più capace in senso intensivo, in quanto lo spirito penetra più addentro nella concatenazione e nella struttura, più capace in senso estensivo in quanto che la sua conoscenza si estende uniformemente su un molto maggior numero di campi e soprattutto in quanto un numero di persone molto maggiore di prima partecipa ad un certo grado di cultura. La società, presa come soggetto astratto, conosce se stessa. Il «conosci te stesso» è sempre passato per il compendio della saggezza. La deduzione finale pare inevitabile: il mondo è divenuto più saggio. – Risum teneatis ...
Sappiam bene come stan le cose. La follìa in tutti i suoi aspetti, quelli burleschi e comici, quelli maligni e dannosi, non mai come oggi ha celebrato le sue orgie pel mondo. Ora essa non sarebbe più l'argomento di un'operetta arguta e scherzosa di un umanista di nobile mente e seriamente preoccupato come Erasmo.
Come malattia sociale bisogna studiare in tutta serietà l'immane demenza dell'ora nostra, freddamente e oggettivamente mettere a nudo i suoi sintomi, fissare l'indole del male, e cercare i mezzi di guarigione.
✦ Johan Huizinga. La crisi della civiltà. Einaudi, 1937
Il nostro mondo conosce infinitamente più cose di qualsiasi epoca precedente, e tuttavia ragiona peggio. La scienza avanza, l'istruzione si allarga, le macchine moltiplicano le possibilità dell'uomo; ma nulla di tutto questo garantisce saggezza. Anzi, proprio mentre la società impara a spiegare il cosmo, la vita e lo spirito, cresce una follia collettiva sempre più aggressiva e organizzata. È questo il paradosso moderno: il sapere aumenta, il giudizio si indebolisce. Il vecchio ottimismo progressista si sgretola davanti a una società capace di conoscere tutto, tranne se stessa nel momento in cui comincia a perdere il senno.