Kafka
💬 Il 14 marzo 1939 le truppe di Hitler occuparono Praga. La notte seguente, Max Brod riuscì a lasciare clandestinamente la città e a sfuggire alla cattura da parte delle SS, le quali si presentarono puntualmente a casa sua la mattina dopo.
A tale ritardo, non c'è dubbio, dobbiamo la sopravvivenza della parte dell'opera di Kafka rimasta inedita fino ai nostri giorni; perché l'unico bagaglio che Brod portò con sé, nella sua fuga, fu una valigia carica di tutti i manoscritti di Kafka rimasti in suo possesso. Brod giunse in treno a Costanza e di lì passò a Costantinopoli, diretto a Tel Aviv. Nella capitale turca l'esistenza del patrimonio letterario che custodiva parve, durante un quarto d'ora, minacciata: il trasporto diretto in Palestina era alla fonda proprio accanto ad una nave nazista; la simpatia che in quell'epoca i turchi dimostravano per i tedeschi faceva dubitare si trattasse di un semplice caso. Salito a bordo, Brod dovette ad un certo momento presentarsi davanti ad una commissione turca per il controllo dei passaporti: si cercava forse un pretesto per consegnarlo alla Gestapo? Come un personaggio di un film di Lang, lo scrittore tirò un respiro di sollievo quando, appoggiato alla murata della nave in rotta verso la Palestina, ebbe veduto scomparire la costa.
In tal modo, una parte considerevole dell'opera di Franz Kafka poté essere salvata: grazie alla devozione, all'abnegazione di Brod, oggi è possibile l'edizione definitiva delle opere dell'autore del Processo . A parte quello che lo stesso Kafka, dei suoi scritti, distrusse o fece distruggere (e sappiamo non si tratta di poco), i nazisti bruciarono quanto era rimasto, a Berlino e a Praga, ai parenti dello scrittore; e mandarono nelle camere a gas le sue tre sorelle (Ottla, Elli, Valli), che Kafka adorava. Da parte loro, i russi sequestrarono nel '45 a Dora Diamant, la donna di Kafka, le carte e le lettere che dello scrittore scomparso le erano rimaste; e tutto fa pensare, purtroppo, che anche questo materiale debba considerarsi perduto. Incerta la sorte dei taccuini in possesso del dottor Robert Klopstock, che assisté lo scrittore negli ultimi mesi di vita: divenuto, all'ultimo, afono, Kafka poteva esprimersi solo scrivendo; il dottor Klopstock ha conservato i foglietti che registrano le sue ultime parole.
La maggior parte dell'opera kafkiana, in ogni modo, è stata salvata. L'editore Fischer ne ha disposto la pubblicazione in 8 volumi; ai quali ne seguiranno altri di lettere. Un volume raccoglie quanto Kafka pubblicò in vita; altri tre sono destinati al Castello , al Processo , ad America ; sotto il titolo di Descrizione di una battaglia sono compresi racconti postumi, schizzi e aforismi; due volumi sono per i diari e parte della corrispondenza; mentre interamente inedito sarà il resto della raccolta, con la famosa "Lettera al Padre".
Brod, che a Kafka ha dedicato una monografia e un volume esegetico, Fede e dottrina di Kafka , si considera oggi l'interprete autorizzato di un'opera che ai nostri giorni sta acquistando una importanza sempre maggiore e concentra su di sé un interesse universale. I titoli su cui si fonda tale supremazia sono incontestabili: come intimo amico, durante vent'anni, di Kafka, come depositario e ordinatore di tutte le sue carte, molte delle quali fino ad oggi conosciute solo da lui (basta rammentare, appunto, la "Lettera al Padre"); come conoscitore, insomma, insuperabile dell'uomo e dell'opera, la sua testimonianza e la sua autorità sono indiscutibili. Che poi tale atteggiamento di devozione, di culto per l'amico scomparso rischi di apparire eccessivo; che qualche messa a punto possa suonare perentoria, qualche dichiarazione dommatica, tutto questo è comprensibile: l'onestà dell'uomo è fuori discussione.
✦ Giorgio Zampa. Rilke, Kafka, Mann: letture e ritratti tedeschi. De Donato, 1968
Ogni potere che aspiri a dominare davvero non si accontenta di governare gli uomini: cerca di governarne anche la memoria. Per questo i libri vengono censurati, gli archivi dispersi, i manoscritti confiscati – o bruciati assieme a coloro che perpetuerebbero una stirpe. Salvare un'opera significa perciò opporsi a tale pretesa, riaffermare che nessuna autorità, sotto qualsivoglia divisa, può decidere quali parole abbiano il diritto di attraversare il tempo. In quella valigia non viaggiavano soltanto i fogli di uno scrittore: viaggiava la libertà di un pensiero destinato a sopravvivere ai suoi persecutori. Ma come spesso accade nella storia, ciò che un potere proibisce o prova a cancellare è, alla fine, proprio ciò che il futuro vorrà custodire con più cura.