Care memorie
💬 L'essere che chiamo «io» venne al mondo un certo lunedì 8 giugno 1903, verso le otto del mattino, a Bruxelles; nasceva da un francese appartenente a una vecchia famiglia del dipartimento del Nord e da una belga i cui antenati avevano abitato a Liegi per qualche secolo e si erano poi stabiliti nell'Hainaut. La casa dove aveva luogo questo evento – ogni nascita è tale per il padre e la madre e per alcuni intimi – era situata al numero 193 dell'avenue Louise ed è scomparsa una quindicina di anni fa, divorata da un condominio.
Dopo aver riferito questi fatti che in se stessi non significano nulla ma che tuttavia, per ciascuno di noi, conducono più lontano della nostra storia individuale o semplicemente della storia, mi fermo, presa da vertigine di fronte al groviglio inestricabile di casi e di circostanze che più o meno ci determinano tutti. Quella creatura di sesso femminile, già presa nelle coordinate dell'era cristiana e dell'Europa del xx secolo, quel pezzetto di carne rosea piangente in una culla azzurra, mi costringe a pormi una serie di domande che sono tanto più inquietanti nella loro apparente banalità, e che un letterato esperto del suo mestiere si guarda bene dal formulare. Che quella bambina sia io, non posso dubitarne senza dubitare di tutto. Ma per vincere almeno in parte il senso di irrealtà che mi dà questa identificazione, sono costretta, proprio come lo sarei per un personaggio storico che tentassi di ricreare, ad appigliarmi a schegge di ricordi di seconda o di decima mano, a informazioni tratte da frammenti di lettere o da fogli di taccuino che si è trascurato di gettare nel cestino dei rifiuti e che la nostra avidità di sapere spreme al di là di quanto possono dare, o a consultare nei municipi e dai notai certi documenti autentici dai quali il gergo amministrativo e legale elimina ogni contenuto umano. So che tutto questo è falso o vago come tutte le cose reinterpretate dalla memoria di troppi individui diversi, banale come ciò che si scrive sulla linea tratteggiata di una richiesta di passaporto, insulso come gli aneddoti tramandati in famiglia, corroso da tutto quello che nel frattempo si è accumulato in noi, come una pietra dal lichene o il metallo dalla ruggine. Quelle schegge di fatti che credo di conoscere sono tuttavia fra quella bimba e me l'unica passerella transitabile e la sola boa che ci tiene a galla entrambe sul mare del tempo. È con curiosità che mi accingo a rimetterle insieme per vedere che cosa ne verrà fuori: l'immagine di una o più persone, di un ambiente, di un luogo, oppure qualche fugace sprazzo su ciò che è senza nome e senza forma. [...] # Altro
✦ Marguerite Yourcenar. Care memorie. Einaudi, 1981
Nessuno riesce davvero a raggiungere il bambino che è stato. Di lui restano poche tracce: una data, una casa che non esiste più, qualche parola tramandata, lettere dimenticate, documenti che registrano una nascita senza sapere nulla di una vita. Eppure proprio quei frammenti, così incerti e consumati dal tempo, sono l'unica passerella che ci consente di attraversare gli anni e riconoscere, in quella creatura quasi sconosciuta, qualcuno che continua ostinatamente a portare il nostro nome.