I cacciatori di piante
💬 Il potere delle piante
Sono passati circa duecento anni da quando Carlo Linneo, docente all'Università svedese di Uppsala, ebbe a notare con disappunto che, sebbene gli atti di eroismo compiuti dagli studiosi di botanica non fossero in alcun modo inferiori a quelli che avevano reso grandi «re, eroi e imperatori», ad essi veniva negato un uguale riconoscimento di valore e immortalità. Sembra anche che aggiungesse, con la cupa seriosità tipica della sua razza: «Quale lavoro è più arduo, quale scienza più faticosa della botanica?».
Ciò può essere stato vero allora, e forse lo è anche oggi per gli entusiasti capaci di quella che potremmo definire «audacia botanica». Al resto di noi, voglio dire cioè al vasto numero di dilettanti, non si richiedono più grandi sacrifici. Raccogliere, disegnare, fotografare, preparare erbarii, seminare e piantare è fonte continua di piacere; la scienza botanica fonte continua di sorpresa; la storia del nostro hobby fonte continua di interesse.
Dal momento che si tratta di un'occupazione specializzata, la botanica ha sempre avuto i suoi professionisti: in genere persone assunte dagli orti botanici, dalle società di orticoltura, da governi interessati alla coltivazione di certe piante utili all'economia, dalle associazioni di giardinieri e floricultori. È bene non dimenticare però che per quanto riguarda la distribuzione artificiale delle piante la funzione dei dilettanti è stata fondamentale: e quando diciamo dilettanti intendiamo sia le persone con incarichi pubblici, come i missionari, gli ufficiali consolari o i commissari di bordo, sia i semplici privati.
In questo gruppo troviamo personaggi davvero affascinanti: alcuni Don Chisciotte, altri che vivendo di rendite potevano permettersi di andare a caccia di avventure: i buoni, i coraggiosi, i codardi, i cattivi, i pazzi; quelli avidi di fama e di denaro; coloro che, irrequieti come il corvo di Noè, giravano il mondo in lungo e in largo. Su ognuno di loro la caccia alle piante ha esercitato un fascino tutto speciale.
Alcune piante sono state cercate e raccolte per il loro reale valore. I gigli, ad esempio, hanno sempre esercitato sull'uomo un fascino evidente: raffinatezze culinarie per gli orientali, prelibate come i funghi più saporiti, sono stati sempre ammirati dagli occidentali per la loro indubbia bellezza, associata fin dai tempi più antichi all'immagine della verginità e ai sepolcri, ai culti religiosi e alle dinastie regali. Per riuscire a trovare e a possedere i gigli gli uomini non hanno esitato a compiere azioni che, a seconda del punto di vista, possono essere descritte come eroiche o avventate. Uno dei maggiori collezionisti, Ernest Wilson, perse quasi la vita nel tentativo di introdurre in occidente il giglio reale da una desolata valle della provincia cinese di Szechuan. Accompagnato dai suoi «coolies», Wilson stava tornando dalla valle attraverso una zona collinosa e selvaggia percorsa da un unico sentiero molto stretto, e per di più minacciato da un continuo pericolo di valanghe. D'improvviso un masso era precipitato dal fianco della montagna e gli aveva fratturato la gamba in due punti. Per quanto il racconto di Wilson sia freddo e distaccato, non è difficile immaginare come la situazione fosse grave, e poco invidiabile: la frattura alla gamba era molto dolorosa e ci sarebbero voluti ancora parecchi giorni di cammino prima di poter raggiungere un posto in cui qualcuno – forse – lo avrebbe curato. L'unico aiuto veniva dai «coolies», che dal canto loro non ci avrebbero pensato due volte ad abbandonarlo, se fosse loro convenuto. Wilson era appena riuscito a fabbricarsi una rudimentale stampella con il treppiede della macchina fotografica quando un nuovo ostacolo gli si presentò davanti: un lungo traino di muli che procedeva in direzione opposta. Si trattava di un convoglio imponente, formato da ben cinquanta animali, e il sentiero era troppo stretto per permettere di tornare indietro. D'altronde non era neanche possibile che il convoglio aspettasse fino a che Wilson e i suoi «coolies» avessero sorpassato, uno per volta, tutta la fila dei muli, perché una pioggia continua di ghiaia e di sassolini preannunciava l'arrivo di un'altra valanga.
Wilson, le membra irrigidite dal dolore, riusciva tuttavia a rimanere cosciente. Si rendeva conto che era questione di vita o di morte ormai trovare al più presto un dottore, e sapeva altrettanto bene che era impossibile tornare indietro. D'improvviso gli venne in mente una soluzione, anche se pericolosa: ordinò ai suoi uomini di aiutarlo a distendersi sul sentiero, e uno per uno i cinquanta muli gli passarono sopra. Fortunatamente si trattava di bestie ben salde sulle zampe, ma ciò non toglie che si debba esser trattato di un'esperienza quanto meno snervante.
Dopo tre giorni di marcia forzata, i «coolies» riuscirono a farlo arrivare al villaggio missionario più vicino. Ogni scossone era un tormento, e esser trasportato per settantadue ore quasi di corsa lungo sentieri accidentati e su di una portantina non molleggiata equivalse ad una tortura degna del medioevo. Wilson riuscì a sopravvivere, anche se solo per sentirsi dire che la cancrena gli stava divorando la gamba e che quindi era necessario procedere a un'amputazione. Una certa dose di eroismo – o forse semplicemente una grande ostinazione – lo spinsero a rifiutare l'intervento, e anche se rimase in vita per la soddisfazione di poter dire: «Ve l'avevo detto!», sta di fatto che, miracolosamente, l'infezione si fermò. Una gamba rimase leggermente più corta dell'altra, causandogli quello che Wilson ogni tanto chiamava «lo zoppicamento del giglio». Il dolore, e la deformazione fisica che si portò dietro per tutta la vita, furono l'alto prezzo pagato per settemila bulbi di giglio; ma evidentemente tale era il potere di questa pianta che Wilson non ebbe mai alcun dubbio sul fatto che fosse valsa la pena di correre tanti rischi. E sicuramente gli amanti dei gigli sarebbero d'accordo con lui. [...]
✦ Tyler Whittle. I cacciatori di piante. L'ornitorinco Rizzoli, 1980