💬 Nella neve qualcuno si muove ancora. Il cielo è azzurro e ai margini del bosco di abeti si sente un immenso, fitto, assordante cinguettìo: ma non sono uccelli, sono proiettili. Voci umane s'innalzano così numerose e amalgamate e piene d'atroce abbandono che sembrano un coro religioso: ma sono le urla dei feriti. Nello strame di corpi che copre la pianura e s'intasa nell'abetaia, il grigioverde degli italiani è mischiato al bianco e al cachi dei russi. Un tedesco annaspa tra i cadaveri degli italiani, li rivolta uno ad uno e chiama: "Ludwig! Ludwig!". Un sergente italiano annaspa tra i cadaveri dei russi cui toglie il "parabellum", il mitra a disco, per sparare una raffica e poi buttarlo via. Un russo sorride con dolcezza stralunata a un sottotenente italiano a quattro metri da lui. Si solleva sul gomito mentre dal ventre squarciato sangue e visceri gli si espandono sul ghiaccio, muovendo l'indice gli fa cenno di venirlo a prendere, e ripete: "Idi siudà, pajalsta" (Vieni, per piacere). "Sta' buono, aspetta" singulta l'italiano, e seguita a sparare al di là della sua testa col '91 di un soldato morto. Da chissà dove irrompe un vecchio capitano, senza elmetto, coi capelli grigi scarduffati: si volge a un soldato che, brandendo il fucile, sta in piedi poggiato di schiena a un tronco e guarda verso i russi ridendo: "Dammi un caricatore". Ma si accorge che il soldato ridente è aperto e svuotato dalla gola all'inguine, e gli si vede la spina dorsale. "Cristo!" fa l'ufficiale, e se ne torna indietro barcollando e gesticolando nel cinguettìo dei proiettili. Dopo pochi passi è squassato come da un colpo di vento e si abbatte. ✦ Brunello Vandano. I disperati del Don. Mondadori, 1965
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