Frammenti d'autore

Senilia

COM'ERAN BELLE E FRAGRANTI LE ROSE

Non ricordo dove io lessi una volta, or è molto tempo, una poesia. Presto me ne dimenticai... ma il primo verso m'è sempre rimasto in mente:

Com'eran belle e fragranti le rose...

Ora è inverno; il freddo ha ghiacciato i vetri delle finestre; nella camera buia arde una sola candela. Mi siedo, mi rannicchio in un angolo; e nella testa mi risuona sempre quel verso:

Com'eran belle e fragranti le rose...

Mi rivedo dinanzi a una bassa finestra in una casa russa fuori di città. Trascorre lentamente la sera estiva e cede alla notte; nell'aria calda c'è una fragranza di reseda e di tiglio. Alla finestra, appoggiata sul braccio disteso, la testa china sulla spalla, siede una fanciulla, e guarda fisso il cielo quasi attendendo l'apparizione delle prime stelle. Come candidamente ispirati quegli occhi pensosi, come teneramente innocenti quelle labbra dischiuse e incantate, come uniforme al respiro il suo seno non del tutto sbocciato, non ancora turbato da nulla, come tenera e pura è l'immagine di quel giovine volto! Io non oso parlarle, ma come essa mi è cara, come batte il mio cuore!

Com'eran belle e fragranti le rose...

E nella camera si fa sempre più buio e più buio... Crepita l'arsa candela, ombre fugaci s'agitano sul basso soffitto, scricchiola il gelo, e fin le ghiacce pareti par che ripetano il noioso bisbiglio d'un vecchio...

Com'eran belle e fragranti le rose...

Mi stanno dinanzi altre tre immagini... S'ode l'allegro trambusto della vita familiare, paesana. Due testoline bionde, piegate l'una sull'altra, mi guardano ardite coi loro occhietti lucenti; le guance rosee sono scosse da un riso di gioia, le mani s'intrecciano amorevoli, di tratto in tratto risuonano voci giovani e buone. E un po' più in là, nel fondo della cameretta, si muovono leste altre giovani mani, facendo scorrere le dita sulla tastiera d'un vecchio piano, e il valzer di Lanner² non riesce a coprire il brontolio del patriarcale samovar.

Com'eran belle e fragranti le rose...

La candela si fa fioca e si spegne... Chi è quegli che tossisce laggiù, sì rauco e cupo? Raggomitolato e tremante giace ai miei piedi il vecchio cane, l'unico mio compagno... Ho freddo... mi gelo... Essi son tutti morti... tutti morti...

Com'eran belle e fragranti le rose...

Settembre 1879.
• Ivan Turgenev. Senilia: Poesie in prosa 1878-1882. Marsilio, 1996

L'inverno stringe la stanza, la candela si consuma, il vecchio cane trema ai piedi; ma basta un verso perché tornino l'estate, il profumo del tiglio, una fanciulla alla finestra, le voci giovani, il piano, il samovar. Ogni ricordo riapre per un istante ciò che il tempo ha chiuso, e proprio per questo lo rende più doloroso. Le rose non sono soltanto quelle di un tempo: sono tutto ciò che fu vivo, vicino, amato, e che ora può esistere soltanto nella memoria. Alla fine resta una stanza fredda e una frase che continua a fiorire nel buio: com'eran belle e fragranti le rose.

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