Frammenti d'autore

De intellectu, de somno et visione

💬 Nel nome di Dio clemente e misericordioso

Onore e Gloria a Dio.

Risāla di Abū Yūsuf Ya'qüb Ben Ishāq al-Kindī

Sull'intelletto

Ti doni Iddio la comprensione delle cose utili e ti renda felice nel mondo dei vivi e nel mondo dei morti. Ho compreso quello che mi hai chiesto, cioè che ti scriva in forma riassuntiva e semplice qualcosa sulla dottrina dell'intelletto, secondo l'opinione dei famosi antichi greci, in particolare dei più famosi tra essi: Aristotele e il suo maestro, Platone il sapiente. Infatti il risultato dell'insegnamento di Platone su questo argomento lo troviamo nella dottrina del suo discepolo Aristotele.

Parliamo dunque di ciò in via informativa, e diciamo che secondo Aristotele ci sono quattro specie di intelletti. Il primo è l'Intelletto che è sempre in atto. Il secondo è l'intelletto che è in potenza: questo appartiene all'anima. Il terzo è l'intelletto che nell'anima è passato dalla potenza all'atto. Il quarto è l'intelletto che noi chiamiamo secondo.

Egli [Aristotele] paragona l'intelletto al senso per la vicinanza del senso al vivente e per il fatto che il senso è maggiormente comune a tutti i viventi. Egli dice che ci sono due tipi di forme: una forma materiale che cade sotto il senso; l'altra che non ha materia e cade sotto l'intelletto; essa costituisce la specie delle cose e ciò che sta al di sopra.

La forma che è nella materia è sensibile in atto, perché se non fosse sensibile in atto non cadrebbe sotto il senso. Quando l'anima se ne impossessa, essa diventa presente nell'anima. Però l'anima può impossessarsene solo perché essa è in potenza nell'anima. E quando l'anima viene a contatto con essa, diventa presente nell'anima in atto.

Tuttavia non è nell'anima come un oggetto in un recipiente o come uno stampo su un corpo materiale, perché l'anima non è un corpo, né è divisa in parti. Questo significa che l'anima e la forma nell'anima sono una cosa sola, non diversa, né si ha diversità alcuna che possa provenire dagli accidenti. Similmente anche la facoltà sensitiva non è una cosa diversa dall'anima, e non è nemmeno nell'anima come un membro nel corpo, bensì è essa stessa l'anima e insieme il senziente. Così pure la forma sensibile non è nell'anima in virtù di un'altra cosa o comunque di qualcosa di diverso.

Di conseguenza, il sensibile, in quanto esistente nell'anima, si identifica con il senziente. Quanto invece alla materia, il suo sensibile non si identifica con l'anima senziente; quindi il sensibile da parte della materia non si identifica con il senziente. Allo stesso modo [Aristotele] rappresenta l'intelletto.

Quando l'anima viene a contatto con l'Intelletto, cioè con le forme che non hanno materia né fantasia, le forme diventano una cosa sola con l'anima, cioè diventano presenti nell'anima in atto, mentre prima non erano presenti in atto, ma in potenza.

E questa forma che non ha materia né fantasia, è l'intelletto acquisito nell'anima ad opera dell'Intelletto primo, il quale è la specie delle cose che sono sempre in atto.

Ora l'Intelletto primo diventa ciò che fa acquisire e l'anima ciò che acquisisce, solo perché l'anima è intelligente in potenza, mentre l'Intelletto primo è intelligente in atto.

Ogni volta che una cosa fa acquisire se stessa a un'altra, quest'ultima possiede la cosa, ma in potenza, non ancora in atto. E tutto ciò che appartiene a una cosa in potenza non passa ad appartenerle in atto per se stessa, perché se fosse per se stessa, le apparterrebbe sempre in atto, perché essa appartiene sempre a se stessa, per tutto il tempo che esiste. Dunque tutto ciò che è in potenza a qualcosa passa all'atto grazie a un altro che è questa cosa in atto. Quindi l'anima è intelligente in potenza, e diventa intelligente in atto grazie all'Intelletto primo allorché viene a contatto immediato con esso. Quando poi la forma intelligibile si unisce all'anima, essa e la forma intelligibile non si diversificano, perché non sono separate in modo da diversificarsi. E quando la forma intelligibile si unisce all'anima, essa e l'intelletto sono una cosa sola, sicché essa è nello stesso tempo intelligente e forma intelligibile. Quindi intelletto e forma intelligibile sono una cosa sola da parte dell'anima.

Quanto poi all'Intelletto che è sempre in atto e fa passare l'anima ad essere intelligente in atto dopo che essa lo era in potenza, esso e il suo oggetto intelligibile non sono una cosa sola.

Quindi l'oggetto intelligibile nell'anima e l'Intelletto primo non sono una cosa sola da parte dell'Intelletto primo; però, da parte dell'anima, intelletto e intelligibile sono una cosa sola. E questo nell'intelletto è la cosa più simile all'anima per semplicità; ed è molto più forte di ciò che si realizza nel sensibile.

L'intelletto è dunque: (1) causa e primo rispetto agli intelligibili e a tutti gli intelletti secondi; (2) intelletto secondo: esso è in potenza nell'anima, fino a quando l'anima non è diventata intelligente in atto; (3) intelletto terzo: è quello che appartiene in atto all'anima.

Di esso l'anima si è impossessata in modo stabile ed esso è divenuto presente in essa; quando vuole lo usa e lo manifesta al di fuori affinché diventi presente anche negli altri. È come la capacità di scrivere per lo scriba: essa è sempre pronta e disponibile in lui, perché egli l'ha acquisita ed essa è divenuta un possesso stabile della sua anima: la trae fuori e quando vuole la usa. (4) Il quarto è l'intelletto che si manifesta da parte dell'anima, quando essa lo esterna per renderlo presente in atto negli altri. Ora, la differenza tra il terzo e il quarto sta nel fatto che il terzo è qualcosa che l'anima possiede; il suo esserne in possesso ha avuto un inizio nel tempo, ed essa può manifestarlo agli altri quando vuole, mentre per il quarto, sia il tempo dell'impossessamento sia il tempo della manifestazione consistono nell'atto di usarlo. L'intelletto terzo è dunque un possesso dell'anima che ha avuto inizio nel tempo, e quando l'anima vuole diventa presente in essa. Il quarto è quello che si manifesta nell'anima, allorché essa lo manifesta in atto.

A Dio tutta la lode e la gloria di cui è degno.

Queste sono le opinioni dei primi sapienti riguardo all'intelletto e questo – ti sia Iddio sempre di guida – è quanto ho scritto sull'argomento, e penso sia sufficiente, avendomi tu chiesto qualcosa di informativo e libero quanto all'esposizione. Ed ora dilettati nello studio di esso.

Fine della risāla e lode a Dio. [...]
✦ Al-Kindī. De intellectu, de somno et visione. Aquilegia Edizioni, 2003

L'anima non possiede fin dall'inizio il pensiero già formato: possiede la capacità di pensare, come lo scriba possiede prima la possibilità di imparare a scrivere. Perché quella possibilità diventi atto occorre qualcosa che sia già in atto: l'Intelletto primo, che rende presenti nell'anima le forme intellegibili. Una volta acquisite, esse non vi stanno come oggetti dentro un recipiente: diventano una cosa sola con l'intelletto che le comprende. Da quel momento il sapere è possesso stabile; e quando l'anima lo esercita e lo comunica, ciò che era acquisito interiormente diventa pensiero manifesto. Potenza, acquisizione, possesso, uso: il cammino dell'intelletto è tutto qui.

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