La rivoluzione divora lentamente i suoi figli. Le polemiche teoriche diventano strumenti di potere, le edizioni dei testi vengono manipolate, le note corrette o amputate secondo le necessità del momento. Oggi si pubblicano lettere utili a colpire Trotskij; domani si tireranno fuori le prove contro Bucharin. Nulla resta stabile, perché il nemico cambia continuamente volto dentro lo stesso partito. È una lucidità amara quella con cui i rivoluzionari della prima ora osservano il meccanismo da loro stessi avviato: il comunismo sovietico non costruisce soltanto una nuova ortodossia, ma una memoria mobile, continuamente riscritta per giustificare le future epurazioni. La rivoluzione fa i conti con se stessa, fagocitando così perfino il proprio passato.