Frammenti d'autore

Ex oblivione

💬 Quando gli ultimi giorni scesero su di me, e l'orrenda futilità dell'esistenza cominciò a farmi impazzire come delle goccioline d'acqua lasciate cadere senza sosta su un punto preciso del corpo di una vittima, mi abituai al meraviglioso rifugio del sonno. Nei miei sogni trovavo un po' di quella bellezza che invano avevo cercato nella vita, e vagavo tra antichi giardini e boschi incantati.

Una volta in cui il vento era carezzevole e profumato, sentii il richiamo del Sud, e allora navigai senza fine e languidamente sotto la guida di strane stelle. Un'altra volta in cui cadeva una pioggia leggera, scivolai con una barca lungo un fiume sotterraneo, senza sole, finché non raggiunsi un altro mondo di purpurei crepuscoli, di pergolati iridescenti e di rose immobili. E una volta camminai in un'aurea valle che conduceva tra mucchi di rovine e boschi ombrosi, e finiva con un possente muro ricoperto di vecchi rampicanti, dove spiai da un piccolo cancello di bronzo.

Molte volte passeggiai in quella valle, e sempre più a lungo mi fermai nel pallido chiarore spettrale di un luogo in cui alberi giganteschi si contorcevano e si aggrovigliavano in maniera grottesca, e il terreno grigio passava in mezzo ai tronchi esalando umidità e facendo a volte intravedere le pietre macchiate dal muschio di templi sepolti. Ma sempre la meta delle mie fantasticherie era il possente muro ricoperto di viticci con il suo piccolo cancello di bronzo.

Dopo un po', quando i giorni della veglia mi parvero sempre più insopportabili, dato il loro grigiore e la loro ripetitività, spesso ricorsi alla pace indotta dall'oppio, e tornai a vagare nella valle e nei suoi boschi abitati dall'ombra, chiedendomi come avrei potuto fare per entrarvi senza tornare mai più: non volevo ritrovarmi a strisciare in un mondo squallido, privo di interesse e dai soliti colori. E, mentre osservavo il piccolo cancello del possente muro, sentii che al di là di esso si apriva un mondo di sogno dal quale, una volta entrato, non ci sarebbe più stato ritorno.

Così, ogni notte, nel sonno, cercavo con ansia il foro segreto del cancello incassato nel vecchio muro d'edera, anche se era straordinariamente ben nascosto. Allora mi dicevo che il luogo al di là del muro non soltanto era eterno, ma anche stupendo e luminoso.

Poi, una notte, nella città onirica di Zakarion, trovai un papiro ingiallito in cui erano stati scritti i pensieri dei saggi conoscitori del sogno che dimoravano da sempre in quella città, e appresi che erano troppo sapienti per essere stati generati nel Mondo della Veglia. Vi erano raccontate molte cose sul Mondo dei Sogni e, tra quelle, la leggenda di una valle d'oro e di un bosco sacro, di antichi templi, e di un alto muro in cui si apriva un piccolo cancello di bronzo. Quando lessi quella leggenda, compresi immediatamente che parlava degli scenari in cui il mio spirito aveva vagato, e allora lessi a lungo il papiro ingiallito.

Alcuni saggi del Mondo dei Sogni descrivevano con parole magnifiche le meraviglie celate al di là dell'invalicabile cancello, ma altri parlavano di orrore e di disillusione. Non seppi chi credere, ma il mio desiderio di rimanere per sempre in quella terra sconosciuta crebbe sempre di più; perché il dubbio e la segretezza sono il maggiore degli allettamenti, e nessun nuovo orrore può essere più terribile della tortura giornaliera della noia. Così, quando appresi quale droga aveva il potere di farmi aprire il cancello e passare dall'altra parte, decisi di prenderla non appena mi fossi risvegliato. [...]
✦ Howard P. Lovecraft. Ex oblivione. In «Lovecraft. Tutti i romanzi e i racconti». Newton Compton, 2009

La veglia scolora il mondo fino a renderlo insopportabile; allora il sogno apre le sue strade segrete, accende crepuscoli purpurei, fa respirare boschi e templi sepolti, conduce sempre più vicino a quel piccolo cancello di bronzo oltre il quale tutto sembra finalmente sottratto alla noia e al ritorno. È appunto lì che nasce l'incanto più profondo: non sapere che cosa attenda dall'altra parte. Meraviglia e orrore si confondono, e il desiderio cresce nel dubbio. Forse nessun paradiso potrebbe esercitare una seduzione così assoluta se fosse già conosciuto. Il cancello chiuso promette ciò che la vita desta non sa più promettere: l'ignoto. Si parte perciò senza rotta, chiamati da qualcosa che non ferisce. Chissà che la verità non abiti proprio dove la coscienza si spegne.