Tè all'oppio
💬 I. Tenendo gli occhi bassi, e riuscendo a dominare l'emozione che fino a un attimo prima mi aveva irrigidita accanto alle compagne, uscii dalla fila e dopo pochi passi diritti e decisi, nonostante l'agitazione, eseguii davanti al Papa l'inchino provato e riprovato innanzi alla Superiora del Collegio delle Dame Inglesi di Roma.
Quella mattina le alunne dell'ultimo corso sfruttavano il più prestigioso tra i tanti vantaggi offerti dalle suore per giustificare l'altissima retta della loro scuola: l'udienza privata del Papa.
Eravamo entrate in Vaticano attraverso l'Arco delle Campane poi, seguendo perfettamente incolonnate le uniformi arancioni rosse e turchine delle guardie svizzere, avevamo percorso i lunghi corridoi e le sontuose sale dei Palazzi Pontifici, giungendo infine nella Sala Regia. Lì avevamo atteso l'ingresso del Pontefice.
L'omaggio che la Superiora aveva scelto quell'anno ricordava le origini familiari di Pio XI: il padre era stato un industriale tessile, mentre era a tutti nota la sua passione per l'alpinismo, lo sport che aveva praticato in gioventù e a protezione del quale aveva creato un patrono. Il Papa mostrò di gradire la tovaglia di Fiandre che gli veniva presentata da mani tremanti. Era stata ricamata di edelweiss dalle adolescenti iscritte al più esclusivo istituto cattolico della città.
Mentre una suora accoglieva nelle sue braccia il dono, un giovane sacerdote ricordò sottovoce a Pio XI che quella fanciulla, di nome Bianca, era figlia di una sua nipote.
Attendevo, i piedi uniti, le mani intrecciate dietro la schiena, lo sguardo rivolto a terra. Un atteggiamento da bambina, con quelle scarpe nere di vernice e senza tacco, il vestito corto, bianco, ricamato. Una divisa uguale per tutte; soltanto la foggia delle acconciature ci rendeva diverse. Avevo evitato trecce e nastrini: lasciando che i capelli biondi e ondulati scendessero sulle spalle, con un certo voluto disordine.
È difficile immaginare come possa apparire la bellezza di una ragazza alla considerazione di un capo della Chiesa, prossimo ai settant'anni. Quale fu il pensiero del Papa quando incontrò il mio volto? Un viso piccolo, proporzionato, magro e vivace, nel quale risaltavano gli occhi verdi, trasparenti come l'acquamarina, e le sopracciglia, bionde ma più scure dei capelli, folte, bene arcuate e lunghe. Un volto destinato a non mutare col passare degli anni, con un'espressione curiosa e attenta, mai di totale sottomissione. Inquieta, sfuggente, pronta ad evadere da una situazione, progettando la successiva, libera e incoercibile, così ero. Forse perché l'esperienza materna mi faceva sentire così difficile da appagare il desiderio di abbandonarmi, e nell'abbandono di essere accolta. Il contrasto mi accompagnerà sempre. Era questa inquietudine
a rendermi diversa, dissimile dalle compagne.
«Siete bella, Bianca,» disse il Pontefice «molto bella. Dovete cercare di non sprecare questa bellezza che il Signore vi ha donato.»
Per l'emozione non compresi bene il senso di quelle parole, pronunciate a bassa voce.
Non mi accorsi subito dello sguardo severo che la Superiora fu costretta a ripetere per farmi tornare al posto, accanto alle compagne.
La sera, nella camerata del collegio, erano tutte attorno al mio letto e a turno insistevano perché ripetessi esattamente le parole che avevo avuto la fortuna di udire. Giuravo di non ricordarle, ma non era vero. Della bellezza che il Papa aveva visto non intendevo parlare. Sapevo già di essere particolarmente bella, benché ancora incredulla di una conferma tanto autorevole.
Stanche della mia reticenza e ancora eccitate per gli avvenimenti eccezionali della giornata, le ragazze lasciarono correre immaginazione e desideri, invero piuttosto prevedibili. Fidanzati e futuri mariti, amori e ricchezze che agli amori si sarebbero accompagnate. Sogni concreti per quelle figlie dell'antica nobiltà romana e della nuova borghesia, che godevano la pace e la prosperità che il fascismo aveva promesso e, almeno fino a quel momento, saputo mantenere.
L'Italia si inventava territori d'oltremare, conquistava e proclamava l'Impero, mentre i consensi attorno a Mussolini crescevano. La mia famiglia aveva aderito al fascismo dai primi anni, senza particolare entusiasmo, ma con la speranza che il Duce avrebbe rapidamente tolto di mezzo chi minacciava i privilegi dei nobili e dei ricchi borghesi. I brevi anni della paura appartenevano ormai al passato. [...]
✦ Bianca Tam. Tè all'oppio. Mondadori, 1985