Una preghiera esaudita
💬 Faith Madison, con aria seria e da donna di classe, apparecchiò la tavola, condì l'insalata e controllò nel forno quello che aveva preparato per cena. Indossava un completo nero di ottimo taglio e, a quarantasette anni, era ancora snella e slanciata come quando aveva sposato Alex ventisei anni prima. Sembrava quasi una ballerina di Degas, con gli occhi verdi e i capelli biondi, lunghi e lisci, che teneva raccolti in una crocchia lucente. Sospirò e sedette tranquilla su una sedia della cucina aspettando il marito.
La piccola, elegante casa sulla Settantaquattresima, a New York, era avvolta in un profondo silenzio, tanto che le giungeva il ticchettio della pendola a muro. Chiuse gli occhi e pensò a dov'era stata quel pomeriggio. Poi sentì la porta d'ingresso che si apriva e si richiudeva. Non ci fu altro rumore, né quello di un passo sul tappeto dell'anticamera né una voce che le gridasse «ciao». Lui era rientrato. Arrivava sempre a quel modo. Chiuse a chiave la porta, posò la cartella, appese il soprabito nell'armadio ed esaminò rapidamente la posta. A tempo debito sarebbe venuto a cercarla. Prima avrebbe controllato nel suo piccolo studio, e poi avrebbe dato un'occhiata in cucina.
✦ Danielle Steel. Una preghiera esaudita. Sperling & Kupfer, 2006
Ogni cosa è in ordine, misurata, impeccabile: la tavola, il silenzio, i gesti appresi negli anni. Anche l'attesa ha preso la forma dell'abitudine. Lui entra senza entrare davvero, e la casa sembra saperlo prima di lei. Talvolta, un matrimonio procede così: senza urti, senza parole, consumandosi piano nel rumore lieve di una pendola.