Frammenti d'autore

Il fantasma

💬 Sotto la pioggia battente di novembre, il taxi impiegò un tempo interminabile per raggiungere Heatrow da Londra. Era ormai talmente buio che sembrava già tardo pomeriggio e Charles Waterston riusciva a malapena a vedere fuori del finestrino mentre attraversava quei luoghi a lui ormai familiari. Erano soltanto le dieci del mattino. Quando si lasciò ricadere all'indietro contro il sedile chiuse gli occhi, si sentì triste e sconsolato.

Era difficile accettare il fatto che fosse tutto finito. Dieci anni passati a Londra appartenevano tutt'a un tratto al passato. Ancora non riusciva a capacitarsi che fosse successo. In principio il loro rapporto era stato perfetto. L'inizio di una vita, di una carriera, dieci anni di felicità e di entusiasmo. E ora, improvvisamente, a quarantadue anni aveva l'impressione che i bei tempi si fossero dileguati per sempre e che fosse iniziato il lungo e lento declino. In quell'ultimo anno aveva avuto la sensazione che la sua vita si disfacesse piano piano, ma inesorabilmente. E non riusciva ancora a crederci.

Dopo che il taxi fu finalmente arrivato all'aeroporto, l'autista si voltò scrutando il passeggero e disse: «Se ne torna negli Stati Uniti, signore?» Charlie esitò per un secondo e poi fece segno di sì. Era vero, tornava negli Stati Uniti dopo dieci anni passati a Londra. E nove di quegli anni li aveva vissuti con Carole. Adesso di tutto ciò non rimaneva più nulla. # Altro
Danielle Steel. Il fantasma. Sperling & Kupfer, 1999

La città scompare dietro la pioggia, quasi avesse già scelto di appartenere al passato: tutto è ancora lì, eppure non più suo. Il taxi avanza lento, come se pure il tempo facesse resistenza. Non è la fine improvvisa a ferire, ma il disfarsi silenzioso che continua mentre si fa di tutto per non crederci. A volte la vita cambia così: senza rumore, solo lasciandosi alle spalle una strada che fino al giorno prima sembrava casa.

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