Frammenti d'autore

Notti e nebbie

💬 Forse cinquanta, cento metri. In fondo al budello di San Carpoforo, all'angolo con via Mercato, il tedesco fa segno che non si passa. Ce ne sono altri, elmetto e fucile a bracciarm, uno a ogni sbocco delle vie laterali. Una retata. Non vedo i camion, però. Un ufficiale attraversa la strada, lancia due colpi di fischietto. Stanno risalendo dal corso Garibaldi, rastrellando casa per casa, l'ortolana è venuta fuori di corsa con la spranga in mano per abbassare la saracinesca, sento ordini gridati in tedesco, dal Pontaccio vengono avanti tenendosi per mano una schiera di elmetti, devo mostrare il mio tesserino, domando se c'è stato un attentato, pare di no, è solo un rastrellamento di sorpresa, il cielo comincia a farsi scuro, dovranno sbrigarsi se non vogliono rischiare di lasciarsi sfuggire qualche pesce dalla rete, queste vecchie case, questi cortili di ringhiere nascondono facilmente disertori e ribelli, una donna con la borsa della spesa osa chiedere che succede ma il tedesco non sa rispondere, niente di strano, le spiego, una semplice operazione di polizia, controllo di documenti, non c'è da aver paura, peggio per chi non è in regola, mi ha fissato e si è allontanata diffidente, i tram erano stati fermati all'altezza di piazza del Carmine e la strada sgombra pareva un campo di battaglia, al centro l'auto dell'ufficiale tedesco messa di traverso, una motocarrozzina della gendarmeria sembrava facesse evoluzioni, frenava e ripartiva in grandi semicerchi, stavo per andarmene quando ho sentito il grido, all'angolo del Pontaccio, e poi altre urla, non si è capito cosa succedeva finché non si è visto un impermeabile, piccolo di statura, che correva a rompicollo rasente il muro, ha incrociato urtandola la vecchia con la sporta, ho visto delle mele che rotolavano sui binari del 17, ora si allontanano anche i pochi curiosi, qualcuno se la dà a gambe aumentando la confusione, il sidecar è partito all'inseguimento, urla tedesche e poi un colpo d'arma da fuoco. Stava venendo verso di me e d'istinto mi sono buttato per chiudergli la strada, l'altro ha fatto dietrofront, attraversa i binari, gira l'angolo del quadrivio, ha preso già un bel vantaggio, sotto gli occhi se lo sono lasciati scappare, davanti a me sta correndo un tedesco ma senza convinzione, lo supero in tempo per scorgere il fuggiasco che sta buttandosi verso piazza Castello, cerca di mescolarsi ai passanti, ancora pochi minuti e sarà buio, dovrebbero portare i cani lupi, pensavo correndo a perdifiato, quando fanno queste retate, adesso distinguo da lontano l'impermeabile che ondeggia sul marciapiede, devo fermarmi perché il cuore mi scoppia, estraggo la pistola, miro basso, sparo.

Il respiro affannoso mi ha fatto sbagliare. All'incrocio con Foro Bonaparte era scomparso. Il tedesco stava arrivando. Troppo tardi, ho detto, chissà dove s'è nascosto, guardiamo nei portoni.
✦ Carlo Castellaneta. Notti e nebbie. Rizzoli, 1975

La città si stringe come una rete: ordini gridati, saracinesche abbassate, fischi, tram fermi, gente che affretta il passo fingendo normalità. Tutto sembra ancora quotidiano, ma intanto la paura corre già sotto i muri. Nel rastrellamento, anche il respiro può rivelarsi un traditore insospettato.