4. Una società politica dentro il carcere
La vita carceraria non ha nulla di eroico nella sua materialità: segregazione cellulare anche per anni, camerate, poche ore d'aria, cimici, sporcizia, cibo scarso, lavori malpagati. Giuridicamente il prigioniero politico non gode di alcuna condizione particolare rispetto al delinquente comune. Eppure, con il crescere del numero degli antifascisti, proprio il carcere finisce per trasformarsi in un ambiente politico autonomo.
I detenuti vengono progressivamente concentrati insieme; discutono, studiano, organizzano collegamenti clandestini, introducono libri e giornali, mantengono rapporti con l'esterno. Quando l'OVRA scopre questa rete, reagisce concentrando i politici in pochi penitenziari sottoposti a sorveglianza speciale. Ma nemmeno così riesce a impedire completamente una forma paradossale di libertà.
Spinelli la descrive quasi con divertimento: dentro il carcere si può parlare di politica più liberamente che fuori. I delinquenti comuni raccontano i propri reati; quelli dei politici consistono nell'antifascismo, e dunque parlare di antifascismo diventa, quasi per logica carceraria, il loro modo naturale di raccontare ciò che li ha condotti lì.
Più difficile è scrivere. La parola scritta può circolare, sopravvivere, organizzare il pensiero: per questo viene controllata molto più attentamente. I quaderni sono sorvegliati e il linguaggio deve diventare prudente, coperto, allusivo. Spinelli richiama proprio i quaderni di Gramsci come esempio alto di questa necessità.
Anche la censura, però, ha le sue falle. Si proibiscono i quotidiani ma si lascia entrare Il Sole perché economico; si ammettono riviste straniere per dimenticanza burocratica e così arriva perfino il Manchester Guardian Weekly; paradossalmente, per procurarsi il Popolo d'Italia occorre affidarsi al traffico clandestino con le guardie.
La vita dei politici si organizza allora secondo regole proprie. Denaro e risorse vengono messi in comune, i malati ricevono di più, le giornate sono scandite da studio, silenzio, conversazione e dibattito. Dentro l'istituzione che dovrebbe isolare e spezzare gli oppositori nasce così una piccola comunità disciplinata, solidale e intellettualmente attiva. Il regime li ha sottratti alla vita politica del paese, ma essi riescono a ricostruire fra le mura uno spazio nel quale pensiero, discussione e solidarietà continuano a vivere.