Frammenti d'autore

Rocky

💬 12 novembre 1975. Notte gelida, a Filadelfia. Scena calda al Club Pugilistico Blue Door, una sala che faceva pensare a un grosso bidone d'immondizie non svuotato. Il quadrato era extra-piccolo perché ci fosse combattimento continuo, e le lampade sul soffitto avevano a malapena i watt sufficienti per illuminare i fiochi recessi della mente e meno ancora i vaghi spettri sul quadrato. Due pugili, l'uno bianco e l'altro nero, ci stavano dando dentro. Il pugile bianco, Rocky Balboa, aveva la faccia coperta di cicatrici. Il naso era schiacciato e il paradenti gli deformava la bocca in quello che sembrava un sorriso minaccioso. I capelli neri, lucenti di sudore, gli solleticavano le palpebre. Avanzava come una macchina, mentre il pugile negro, un uomo più giovane, robusto ma snello, bella muscolatura, saltellava intorno a Rocky martellandogli la faccia con combinazioni molto precise. La testa di Rocky sobbalzava all'indietro, ma le sventole non gli facevano nemmeno battere le palpebre. Sorrideva all'avversario e continuava a farsi sotto. Il pubblico sulle sedie pieghevoli intorno al quadrato vociava pretendendo sangue. Alcuni tra la folla bevevano vino da pochi soldi e birra, tenendo le bottiglie nascoste entro sacchetti di carta. Tutti si sporgevano in avanti e rimbeccavano i pugili: «Avanti, buffoni, muovetevi... Staccagli la testa!... Stendilo e fallo contare...». Nel fumo denso si incrociavano le scommesse. Il trambusto sulla balconata era ancor peggiore.
✦ Julia Sorel. Rocky. Mondadori, 1977

Il ring non assomiglia a un palcoscenico sportivo, ma a una discarica illuminata male, soffocata dal fumo, dall'alcool e dalla fame di violenza del pubblico. Tutto è sporco, angusto, brutale: il quadrato minuscolo costringe i pugili a combattersi senza tregua, mentre intorno la folla reclama sangue come in un'arena clandestina. Rocky avanza dentro quella notte gelida con la testardaggine di una macchina che non sa arretrare. Incassa colpi, sorride, continua a venire avanti. Non combatte soltanto contro l'avversario: combatte contro il degrado che lo circonda e che gli assomiglia. La sua forza nasce proprio lì, nei quartieri dimenticati dove resistere è già una forma di vittoria.