I vini di tutto il mondo
💬 Cipro e le isole dell'Egeo
La patria del vino in Europa è la Tracia; a Ismaro, lungo il fiume Hebros, oggi Maritza, il dio Diòniso piantò la vite e apprese a coltivarla, e si inebriò del succo che cola dai grappoli, e con un corteo di ninfe e di satiri, di sileni e di mènadi, incoronato di pampini, passò il mare, da Thasos a Lemno, da Lesbo a Chio, da Nasso a Cipro e a Creta, portò il dono del vino a quelle isole prima che all'Attica, prima che all'Egitto e alla Sicilia.
E certo, uscendo dalla leggenda, da almeno venticinque secoli nelle isole egee si alleva la vigna e si fanno vini dolci e potenti. Gli eroi di Omero vissero in un tempo che la viticultura era già diffusa e progredita per tutto il Mediterraneo. Il padre di Ulisse nella sua petrosa Itaca coltiva la vite, da Lemno partono flotte di navi cariche di vino per i greci che assediano la città di Troia.
Nell'isola di Lemno si faceva in quei tempi un vino chiamato prótropos (che vuol dire «prima della pigiatura»), una preziosa essenza come quella che si fa tuttora dall'uva tokaj, semplicemente il succo di grappoli ultramaturi esposti al forte sole. Il prótropos doveva essere qualche cosa di analogo al vino di Pramno che come narra Omero la schiava Hekamede dai riccioli belli servì a Nestore e a Macaone ferito sotto le mura di Troia, e con il quale Circe preparava una magica pozione: prodotto da una contrada montuosa della Caria, nero e forte come lo definisce Galeno.
Duemila cinquecento anni fa si parlava già dei vini di Thaso e di Chio. A Chio si faceva il saprìas, vecchio, pastoso; quando si toglieva il tappo dall'orcio, scrive un antico autore, ne usciva un possente aroma che invadeva tutta la casa fino al tetto, di viole di rose e di giacinti.
In quei tempi il vino era conservato in otri di pelle di capre, che noi chiameremmo ghirbe, conciati con la resina; e da quest'usanza deriva l'attuale krassì retsinato, il vino resinato che si beve in tutta la Grecia.
Anche in Cipro il culto del vino è antichissimo. Un vaso trovato nell'isola e che i dotti hanno fatto risalire al 900 avanti Cristo rappresenta una matrona seduta su un trono, con i piedi su uno sgabello, che traverso un tubo succhia vino da un orcio che conterrà almeno una decina di litri.
La storia moderna del vino di Cipro risale al tempo dell'ordine dei cavalieri di san Giovanni, da cui poi derivò l'ordine dei cavalieri di Malta, che nel dodicesimo secolo si stabilirono sulle rive meridionali dell'isola presso a Limassol. Esiste ancora del loro quartiere generale, la grande Commanderia, una grossa torre quadrata detta Kolossi. Nei dintorni coltivavano un vino dolce e potente che era molto ricercato in Europa; i Plantageneti, re d'Inghilterra, non volevano altro sulle loro mense.
L'antico nome è perpetuato in un vino dolce da dessert chiamato Commanderia san Giovanni; che ha il profumo e la pienezza del madera ed è lasciato maturare per più di venticinque anni in botte. Il sultano Solimano, nonostante il divieto del Corano, beveva volentieri il vino degli infedeli; e dopo aver gustato il vino di Cipro che gli aveva portato un mercante ebreo chiamò a palazzo il comandante in capo dell'esercito e gli ordinò di conquistare Cipro, allora in possesso dei veneziani, perchè quell'isola aveva un tesoro liquido degno soltanto degli Osmanli. I veneziani si difesero eroicamente a Nicosia e a Famagosta, ma dovettero cedere alla prepotenza dei turchi.
Si deve agli inglesi una sempre più attiva esportazione del vino di Cipro in gran Bretagna e in tutta Europa. Ma vini dell'isola di qualità mediocre invadono il mercato deprezzando quelli migliori. Se ne fanno alcuni chiamati sherry che sono giudicati di poco inferiori ai vini di jerez originali. Ho gustato di recente un vino rosa chiamato rose lady, prodotto a Limassol, di caldissimo colore, con un gusto piuttosto secco ed amaro che lascia la bocca piacevolmente imbalsamata. È lodato anche un vino bianco forte e secco chiamato aphrodite.
Mi dimenticavo di dire che il vino di Cipro si vendicò della conquista turca. Il sultano Solimano, per averne bevuto nel suo hamam, cioè nel bagno del Serraglio, una intiera bottiglia scivolò sul pavimento umido e si spaccò la testa.
Seguono alcuni cenni sulle altre isole greche; nelle quali spesso è dato di bere il vino del luogo al banco dell'osteria, come è spillato dalla botte, senza le sofisticazioni dei mercanti.
Creta, rinomata anch'essa per questi prodotti fino dall'antichità, fa oggi vini rossi, robusti, carnosi che invecchiano bene.
Samo è nota per i suoi nettari dolci, rossi, morbidi, molto profumati, che il poeta Byron celebrò nei suoi versi: fill high the cup with Samian wine!
Nelle isole Cicladi sono raccomandati i vini di Santorino che hanno il colore del vecchio cognac, di forte aroma e di elevato grado alcolico. Nell'isola si produce anche un dolcissimo vino (visanto).
Fra i vini del Dodecanneso, solo quelli di Rodi possono interessare il viaggiatore; ce n'è di rossi e di bianchi, di secchi e di abboccati. Ci trovai, molti anni fa, un ardente Chevaliers de Rhodes.
Anche nelle isole jonie, come ho già detto, la tradizione della cultura della vite risale ai tempi omerici. In un'ode alla sua Zacinto (oggi Zante, «fior di levante») Ugo Foscolo celebra quei suoi materni colli, «liberali di Lieo»; il vino si chiama verdéa per il suo lucido colore più verde che giallo. Sopporta benissimo l'invecchiamento. Ne votai una volta una bottiglia di cent'anni, del 1827, proprio l'anno della morte del poeta. Il vino lo trovai di potente ossatura, di sforzante dolcezza; perduti tutti gli aromi secondari, di un colore morto, di malinconico odore, serbava una nobiltà originaria che era ben degna della sua patria, e un vigoroso sapore che mi esilarò senza violenza.
A Leucade si fa un vino di colore rosso violaceo, il più scuro dei vini greci, che prende il nome dal vitigno vertzami; quello invece conosciuto col nome veneto dell'isola, Santamaura, ha il più bel colore biondo di tutta la Grecia.
A Cefalonia si trova un pregiato vino bianco chiamato rombola, amabile e con un dilettevole aroma; un altro bianco, fatto con l'uva vostilidi; e il mavrodaphni, rosso, abboccato e gagliardo. [...]
✦ Guglielmo Solci et al.. I vini di tutto il mondo. Canesi, 1971