Tempi difficili
💬 Capitolo I
L'unica cosa necessaria
«Ora quello che voglio sono Fatti. A questi ragazzi e ragazze insegnate soltanto Fatti. Solo i Fatti servono nella vita. Non piantate altro e sradicate tutto il resto. Solo con i Fatti si plasma la mente di un animale dotato di ragione; nient'altro gli tornerà mai utile. Con questo principio educo i miei figli e con questo principio educo questi ragazzi. Attenetevi ai Fatti, signore!».
La scena si svolgeva in un'aula spoglia, anonima, monotona, lugubre; per dare enfasi a queste osservazioni l'oratore sottolineava ogni frase, tracciando con l'indice quadrato una linea sulla manica del maestro. A dare ancora più enfasi alle parole dell'oratore c'erano il muro quadrato della sua fronte con le sopracciglia per base e, sotto, gli occhi, comodamente annidati in due oscure e ombrose caverne scavate nel muro stesso. A dare ancora più enfasi c'era la voce dell'oratore, inflessibile, secca, autoritaria. A dare ancora più enfasi c'erano i capelli dell'oratore, che crescevano ispidi a corona intorno alla testa, calva sulla sommità, simili a una foresta di pini destinati a proteggere dal vento quella lucida superficie, tutta bitorzoli, che pareva la crosta di una torta di prugne, come se nel cranio non ci fosse abbastanza spazio per contenere tutti i solidi fatti che vi erano pigiati. L'atteggiamento deciso dell'oratore, l'abito quadrato, le gambe quadrate, le spalle quadrate, perfino la cravatta, annodata per serrarlo alla gola con una stretta implacabile – anche questa un fatto – tutto serviva a dare ancora più vigore all'enfasi.
«Nella vita servono Fatti, signore, soltanto Fatti!».
L'oratore, il maestro e la terza persona adulta presente indietreggiarono un poco e, facendo girare tutto intorno lo sguardo, scrutarono i piccoli vasi disposti qua e là, in ordine, pronti a ingollare galloni e galloni di fatti, che li avrebbero colmati fino all'orlo. [...]
✦ Charles Dickens. Tempi difficili. Garzanti, 1997
I fatti devono entrare in fila, senza sbavature: quadrati come la fronte, le spalle, l'abito, persino il nodo della cravatta. Nulla deve crescere storto, nulla deve germogliare da sé. I bambini aspettano come piccoli vasi vuoti, pronti ad essere colmati fino all'orlo, purché dentro non cada per errore un seme d'immaginazione. Ma proprio mentre si proclama il dominio assoluto della realtà, tutto diventa caricatura: l'uomo si fa muro, torta, macchina, misura. È il primo paradosso della lezione: per ridurre il mondo ai fatti bisogna prima mutilarlo di tutto ciò che, nei fatti, continua ostinatamente a vivere.