Frammenti d'autore

Il primogenito dei Ferchaux

💬 I. Il treno si mise in moto con una scossa brusca e Maudet, frenato nella sua corsa, si trovò per un attimo addossato alla parete del corridoio, vicino al nero soffietto a fisarmonica che collegava due carrozze. Allora, la viscosità della parete, che in quella piovosa notte d'ottobre sembrava trasudare un che di grasso e di freddo, gli entrò nelle dita, nella pelle, nella memoria, e sarebbe rimasta per sempre associata, nella sua mente, all'idea di un treno notturno.

Ne era consapevole, e proprio questo rendeva quell'attimo così esaltante. Arrivò persino a immaginare che un giorno, divenuto ormai un personaggio importante, dovendo attraversare i vagoni di terza classe per andare dal vagone letto al ristorante, avrebbe fatto scorrere furtivamente le palme delle mani ben curate sulle pareti nella speranza di rivivere la stessa sensazione.

Il passaggio era ostruito da fagotti e valigie sconquassate, tenute insieme con lo spago; ogni tanto una folata di aria gelida entrava all'improvviso da un finestrino lasciato aperto; fuori cominciavano a scorrere luci violente, una cabina di scambio, una lampada accecante sopra un tratto di binario in riparazione, i lampi azzurrini di una fiamma ossidrica. Più in alto, sopra il fossato lungo il quale correva il treno, alcune finestre erano debolmente illuminate sulla fiancata di case a picco e un autobus bianco e verde si arrampicava su per una salita. Poi il treno si infilò a tutta velocità in un tunnel e Maudet respirò avidamente l'odore della terra bagnata e della fuliggine. Ancora uno, due vagoni da attraversare, avanzando a zig zag come un ubriaco: volti appena intravisti dietro i vetri, volti pallidi e malaticci che affioravano in quella luce polverosa, un'umanità dagli occhi spenti o fissi, o rassegnati, e che la notte, il treno e quella fuga verso chissà dove rendevano patetica.

Procedeva in fretta. Posò finalmente la mano sulla maniglia di ottone, e cercò con gli occhi Lina che, pur guardando dritto davanti a sé, avvertì la sua presenza ancor prima di vederlo, trasalì, e girò di scatto la testa sorridendo.

«Vieni...». [...]
✦ Georges Simenon. Il primogenito dei Ferchaux. Adelphi, 2002

Il treno parte nella pioggia e Maudet assapora già il viaggio come un anticipo della vita che immagina di conquistare. Perfino il grasso freddo della parete, la fuliggine del tunnel, i volti stanchi della terza classe diventano materia da conservare: un giorno, quando sarà «un personaggio importante», tornerà forse a cercare quelle sensazioni con mani ben curate. In questa fuga c'è dunque miseria, ma anche ebbrezza; la notte è sporca, gelida, anonima, e proprio per questo sembra promettere tutto. Maudet corre verso Lina come corre verso il proprio avvenire, ancora persuaso che basti partire perché il mondo possa essere preso.

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