Frammenti d'autore

Hôtel del ritorno alla natura

💬 1. Chi dei due era arrivato lì per primo? E perché scegliere proprio quel posto, anziché un altro? Che cosa aveva di diverso dal terreno circostante? Difficile dirlo; eppure la sterpaglia era meno folta, per quanto riguarda il terreno, e si capiva che era là, e non altrove, che bisognava fermarsi.

I due uomini, che in quel momento ignoravano l'uno la presenza dell'altro, guardavano nella stessa direzione, verso il mare inondato di sole su cui sembravano invischiate le vele di una goletta. Poi ci fu quel fremito che annuncia il risveglio di un dormiente, o il pigro stirarsi di un animale, ed entrambi smisero nello stesso istante di fissare il mare e si voltarono.

Nessuno dei due si mostrò sorpreso. Quello con la barba grigia più folta balbettò con una deferenza che lo imbarazzava:

«Professore...».

L'altro, che portava soltanto un corto pizzo, restò in silenzio. Ecco! Succedeva così ogni volta che si incontravano.

In effetti, il dottor Frantz Müller avrebbe anche potuto rivendicare una sorta di diritto di proprietà sull'isola. In fondo era lui, e non altri, che a Berlino aveva avuto l'idea di andare a ritirarsi nell'isolotto più sperduto delle Galápagos. E chi aveva tracciato, giorno dopo giorno, a piedi nudi, quel sentiero ormai percettibile che scendeva sino al mare? Chi, sostando sempre nello stesso punto, aveva creato, sì, creato quella radura in cui ora veniva anche l'altro, l'intruso?

Da cinque anni, ormai, Müller viveva qui con Rita, e per giunta era stato lui a dare agli Herrmann i semi di pomodoro e di melanzana.

Herrmann lo sapeva bene, ma non era questo a renderlo così umile. La ragione veniva da lontano, se l'era portata dietro dalla Germania. Là, tutti conoscevano il professor Müller come medico eminente, autore di opere filosofiche. Herrmann, invece, era assistente preparatore all'Università di Bonn: proprio la professione adatta a fargli misurare tutta la distanza che c'era fra Müller e lui!

Le cose andavano sempre nello stesso modo: il professore non salutava, né rispondeva al buongiorno. Lo aveva dichiarato egli stesso, una volta per tutte: non era andato sin laggiù per scambiare convenevoli.

Non era superbo, né cattivo, e probabilmente non serbava rancore agli Herrmann per aver turbato la pace della sua isola.

Anche quel giorno indossava il solito pigiama a strisce blu, troppo largo per il suo corpo magro. I capelli scarmigliati, di un grigio uniforme, circondavano un volto segnato, dai tratti fini.

Quando guardava il mare, batteva le palpebre e Herrmann lo sentiva pensare, pensare... [...]
✦ Georges Simenon. Hôtel del ritorno alla natura. Adelphi, 1989

La radura sembra vuota, il mare immobile, l'isola abbastanza lontana da tutto perché ciascuno possa illudersi di aver lasciato il mondo alle spalle. Ma basta che due uomini vi si incontrino e tornano subito gerarchie, deferenze, diritti di precedenza, vecchie distanze portate dalla Germania. Müller cercava solitudine; Herrmann continua a chiamarlo «professore». Perfino il sentiero e la radura diventano quasi proprietà. Sotto il sole delle Galápagos, la natura non cancella dunque ciò da cui si è fuggiti: lo mette a nudo. E l'idillio del ritorno alle origini comincia già, quasi impercettibilmente, ad incrinarsi.

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