Viaggio di ritorno
💬 Era la persona giusta. Era alto, magro, seducente e leggermente strabico. Aveva un bel vestito blu un po' vecchio e un sorriso molto dolce. In quella Roma del 1946 c'erano sempre capannelli sotto la Galleria Colonna, ma adesso, con il referendum, l'affollavano centinaia di persone, assembramenti tumultuanti che si scioglievano e si riformavano, e poliziotti che intervenivano per sedare piccole risse tra repubblicani e monarchici e trascinare via i più riottosi, e c'erano improvvisi sbuffi di volantini scagliati in alto che ricadevano ondeggiando come farfalle e un tappeto di manifesti laceri e di giornali spiegazzati e ragazzi che distribuivano opuscoli e stampati, e alterchi e grida su un grande brusio e sulle voci metalliche degli altoparlanti. Ma intorno a quel giovane la gente se ne stava silenziosa, mentre parlava con voce gentile muovendo appena le mani. Daniele si avvicinò e vide che c'era un tipo atticciato quasi ristretto dentro una tuta scolorita, che sudava e perdeva il filo tentando di contraddirlo davanti a quelle facce impenetrabili. Aveva tutta l'aria di un comunista in apprensione mentre quel giovanotto aristocratico raccontava del patriottismo di Casa Savoia e di come Sua Maestà avesse sempre operato per opporsi al fascismo e tenere l'Italia fuori della guerra ed era evidente che stando così le cose al referendum bisognava votare monarchia e non il salto nel buio di una repubblica di comunisti e di quelli che avevano fatto di tutto perché la Patria venisse sconfitta.
Era proprio fascinoso mentre parlava e tutti erano ipnotizzati e soltanto così si spiegava il fatto che nessuno apriva bocca e che quel comunista o repubblicano o azionista in tuta che fosse si impappinava e naufragava di fronte alle sciocchezze che l'altro diceva con garbo e tolleranza. Naturalmente sarebbe stato necessario combatterlo con le stesse armi e bisognava cominciare dandogli ragione e man mano farlo cadere in qualche contraddizione e rendere evidente agli occhi di tutti che c'erano un mucchio di cose da non dimenticare e che quello che diceva era tutto fuorché giusto, e che alla fine quella Casa Savoia, quel Re e quei cortigiani erano soltanto vergogna che andava spazzata via, e che soltanto facendo vincere la repubblica si poteva cominciare a guardare in faccia tutto il mondo senza arrossire troppo. A Daniele venne quasi da ridere, con quell'aristocratico ci sarebbe stato da divertirsi.
✦ Giorgio Rossi. Viaggio di ritorno. Camunia, 1995
La folla è rumorosa, i volantini volano nell'aria, le passioni politiche infiammano le strade. Dopo un muto ventennio, torna il fervore della diatriba. Eppure, al centro di quel tumulto, basta una voce calma per imporre il silenzio. Non sempre le idee conquistano perché sono vere; talvolta conquistano perché sono dette meglio. Il giovane monarchico affascina, persuade, incanta. Chi gli si oppone sembra sconfitto ancor prima di cominciare. Ma la battaglia che si prepara non riguarda soltanto monarchia e repubblica. Riguarda il potere delle parole, il loro modo di sedurre o di smascherare. E certe volte una discussione assomiglia più a un duello che a un confronto d'opinioni.