Due nomi, ma una sola identità. Saul rimanda alle radici d'Israele; Paolo rende possibile il dialogo con il mondo romano. Non c'è alcuna rinuncia alle proprie origini, né il desiderio di confondersi con la cultura dominante: c'è piuttosto il pragmatismo di una diaspora che sa restare se stessa pur imparando a parlare la lingua degli altri. Già in questa duplice appartenenza si intravede il futuro apostolo capace di attraversare popoli e civiltà senza smarrire la propria anima.