Frammenti d'autore

Mitologia classica illustrata

💬 LE MOIRE O PARCHE

Era una persuasione comune e radicata presso gli antichi, che l'umana vita fosse soggetta al destino, che al momento della nascita di ognuno già fossero decretate le vicende della sua vita fino al momento del morire. E questo dicevasi talvolta effetto della volontà di Zeus o in genere degli Dei, tal'altra si concepiva il destino come qualcosa di superiore alla stessa volontà divina, potenza a cui Zeus stesso non valeva a sottrarsi. Di qui il concetto delle Moire, rappresentanti appunto il destino assegnato a ciascuno. In Omero si menziona solo una Moira, ma già Esiodo espone nella Teogonia la leggenda più comune, secondo la quale le Moire erano tre, figlie della Notte, e si chiamavano CLOTO (Clotho), LACHESI (Lachesi) e ATROPO (Atropos) cioè la filatrice, la sorte, e l'inflessibile; la prima occupata a filare lo stame della vita di ognuno, la seconda rappresentante ciò che v'è di casuale in essa vita, la terza significante l'inevitabile necessità del morire quand'è sonata l'ora. Le Moire, come figlie delle tenebre, erano sorelle delle Erinni, le Dee della vendetta che perseguitano il colpevole fino alla morte. Come esecutrici della volontà divina, erano messe in rapporto con Zeus reggitore dell'ordine supremo, o con Apollo il suo profeta; quindi l'uno e l'altro erano detti Moirageti, capi delle Moire.
✦ Felice Ramorino. Mitologia classica illustrata. Hoepli, 1988

Le Moire non governano soltanto la morte: siedono accanto a ogni nascita, già chine sul filo invisibile di una vita. Una fila, una assegna la sorte, una recide; e persino gli dèi, talvolta, sembrano ascoltare il loro silenzioso lavoro. Gli antichi immaginavano il destino così: non una strada scelta passo dopo passo, ma un filo già teso nell'ombra fin dal principio.