Frammenti d'autore

La pietra d'inciampo

💬 Nell'equinozio di primavera dell'anno 1940 un treno viaggiatori proveniente da Parigi procedeva verso il confine italiano, con centoventi minuti di ritardo sull'itinerario normale, lungo le tappe ben note del percorso: Fontainebleau, Sens, Auxerre, Dijon, Chambéry, Modane; si arrestava pigramente, con il suo insonne carico di profughi, fra le banchine delle stazioni punteggiate da luci azzurre, spettrali, che presagivano il sonno greve della città e il silenzio più alto, immobile, delle cattedrali abbuiate. Questo treno in transazione speciale coi regolamenti del tempo di guerra, viaggiava come in franchigia morale e dalle leggi, attraverso le basse zone nebbiose, le ondose colline, lungo i quieti canali fiancheggiati dai faggi, dagli olmi, dalle fragili betulle, trascinando una giornaliera speranza, vaga e improduttiva, di immunità dalla guerra. Nel limite e oltre il limite geografico della terra francese, con spole da termitaio, muovevano intanto armi ed armati, anch'essi invisibili, nel buio. Erano i giorni in cui l'orgoglio e la pace, la paura e la vita, tentavano ancora i loro timidi baratti colla sopraffazione e colla morte.
✦ Oddone Beltrami. La pietra d'inciampo. Ceschina, 1958

Il treno avanza nel buio come una lunga tregua precaria: stazioni azzurre, città addormentate, cattedrali invisibili, profughi che continuano a sperare mentre la guerra già si muove sotto la superficie del mondo. Tutto sembra ancora sospeso, come se la Storia esitasse un ultimo istante prima di travolgere ogni cosa. Ci sono epoche in cui persino il ritardo di un treno pare voler ritardare la catastrofe.