Situm terrae mutari
💬 Situm terrae mutari et terras ipsas renovari
La terra cambia posto e si rinnova
Perché meravigliarsi che fonti e fiumi, inariditisi, smettano di fluire? Nella corsa dei secoli, verrà un tempo in cui dal mare affiorerà una terra nuova, un tempo in cui, piombando sulle terre con la sua smisurata massa, il mare trascinerà via con sé città, castelli e campagne, inghiottendoli in fondo ai suoi travolgenti abissi.
Non saranno rispettati i mausolei dei re; impunemente verranno abbattuti i templi degli dèi, la stessa ondata sbatterà contro uno scoglio la bestia e la statua d'oro di Giove; una sola sarà la fine per tutti, e un solo disastro annienterà giovani e vecchi, mamme e mariti e i corpi amati dei loro nipoti, né, tenendo abbracciato il figliuolo, la madre infelice potrà salvarlo col pianto che le bagna il viso: mentr'egli grida e amaramente geme, un vortice azzurro l'inghiottirà nella sua biancheggiante voragine e l'onda si porterà via i voti e i dipinti penati.
Non sopravviveranno né reliquie né testimonianze, non le faticose costruzioni o la possanza delle opere levate sino al cielo; la stessa maestà dell'ingegno, gli ornamenti preclari delle sorelle Aonidi giaceranno disfatti dalla muffa e tra i nembi e tutto sarà nascosto nelle tenebre e nell'oscurità della notte.
In altra parte affioreranno montagne di smisurata mole e prima gioghi dalle cime fumose tingeranno di nera caligine il cielo, quando l'aria non sarà ancora sgombra né abbastanza asciutta la terra; poi, al tempo stabilito, una terra novella e un nuovo cielo, nuove sponde e umidi fiumi, scorrenti qua e là tra lo scrosciar dell'acque, cominceranno ad offrir nutrimento a nuovi abitatori e pian piano, come vuole il destino, prenderà inizio un rinnovato mondo. # Altro
✦ Giovanni Pontano. Meteore. In: «Poeti latini del Quattrocento». Ricciardi, 1964
Nulla di ciò che sembra eterno lo è davvero. Il mare cancella, la terra riemerge, le montagne si sollevano dove un tempo c'erano città, e perfino i monumenti, gli dèi e le opere degli uomini finiscono per condividere la medesima sorte. Ma la natura non conosce soltanto la distruzione: ogni fine prepara un principio, ogni rovina apre lo spazio a un'altra vita. Così il tempo non appare come un nemico che consuma il mondo, bensì come la forza immensa che incessantemente lo dissolve e lo ricrea, affidando a ogni epoca l'illusione di essere la prima e l'ultima.