Il Medio Evo barbarico d'Italia
💬 I. La decadenza
La deposizione dell'imperatoruccio (Augustulus ) Romolo segnò la fine di fatto dell'Impero di Occidente: lo Sciro Odoacre, venuto in Italia dopo la distruzione della sua tribù per opera degli Ostrogoti, proclamato nell'agosto del 476 principe di un complesso di catervae barbariche, fu anche governatore dei Romani d'Italia, abbia ricevuto o no da Bisanzio il titolo ormai tradizionale tra i Barbari di patrizio. Che qualcosa di straordinario fosse avvenuto con la sostituzione di Odoacre a Romolo, avvertirono i contemporanei se, quasi mezzo secolo dopo, Marcellino poteva dire: «Odoacre, re dei Goti, ottenne Roma... L'Impero romano di Occidente, che Ottaviano Augusto, primo degli imperatori, aveva cominciato a reggere nell'anno 709 di Roma, finì con l'imperatoruccio [Romolo]».
L'Impero di Occidente, smembrato dalle invasioni barbariche, scompariva come realtà politica e come finzione giuridica. Non ci fu una invasione, ché l'elevazione di Odoacre a capo fu un fatto interno di genti infiltratesi precedentemente in Italia; ma, ormai, i Barbari abbandonavano anche nei riguardi dell'Italia la politica (si dia sempre a questa parola, finché si parla di Barbari, un significato assai approssimativo, dal quale resti quasi del tutto esclusa la razionalità) di indiretto accaparramento del potere e si ponevano da effettivi padroni. Si creava, così, in Italia uno di quelli che ormai si sogliono chiamare regni romano-barbarici: mentre i Romani continuavano a portarvi un contributo di pubblici ufficiali e di esperienza giuridica, per i Barbari essi erano soltanto strumenti di fiscalismo, di oppressione, di garanzia dei nuovi possessi terrieri. Della tradizione imperialistica romana non restava più nulla, vanificata la sola funzione che giustificava storicamente l'Impero di mantenere l'unità e l'ordine; con la deposizione di Romolo si concludeva, in un gesto di grossa evidenza, quella triste età della storia romana, che si suol chiamare della decadenza.
La decadenza, che, come il Medio Evo, è categoria morale più che determinazione cronologica, a scavare profondamente, si può ritrovare proprio nell'età più vistosamente gloriosa della storia romana, quella di Cicerone e di Augusto. Decadenza è l'orientalizzarsi della società romana il cui episodio più clamoroso fu il matrimonio del decadente Antonio con Cleopatra; il diffondersi di concezioni filosofiche e religiose mortificanti della carne e della natura, e, di contro, il farsi trimalcionico della società equestre; il sostituirsi alla vecchia classe dirigente, che ancora nei secoli dell'Impero dava certi eroi di Tacito, dei «barbari interni», dilapidanti immense ricchezze in opere di discutibile bellezza, ma di sfarzo orientale. Già Salviano, parlando dei suoi contemporanei, disse: «Erano i Romani contro se stessi tanto peggiori nemici dei nemici esterni, che, sebbene già fossero stati schiantati dai Barbari, tuttavia da se stessi si distruggevano di più». Salviano è certo una fonte sospetta per il suo temperamento astioso e poco critico; più critico, difatti, del suo odio contro questa bassa romanità è il disprezzo, anche talvolta venato di umorismo, di Ammiano Marcellino per la vanità dell'aristocrazia romana, l'idiozia innocente delle occupazioni nobiliari e per l'ozio della plebe avida solo di giochi.
La nuova visione della vita che, nell'età imperiale, hanno elaborata i ricchi cavalieri, da una parte, la plebe dagli istinti grossolani e gli schiavi orientali, dall'altra, e che il cosmopolitismo imperiale diffonde, ha nuove religioni diverse e ostili all'antico culto romano, come il dispotismo solare di Diocleziano; ha un sistema economico che al liberalismo tradizionale ha sostituito il colonato, il socialismo di Stato; nonostante l'orrore per le guerre che fu proprio dell'Impero, ha un esercito ancora forte negli uomini e nelle armi, ma imbarbarito nello spirito dal carattere depredatorio che sono andate assumendo le guerre e dal sorgere dei generali di professione; ha un sistema giuridico, nel quale trionfa l'editto imperiale, che, quando non è ingiusto o capriccioso, è reso vano dalle resistenze plutocratiche. Allo Stato romano, aggregato di città indipendenti, creato e mantenuto dal liberalismo stoico della repubblica e del primo Impero è successo, per un'evoluzione degli istituti che si sono adeguati alla nuova civiltà romano-orientale, lo Stato dispotico personalistico, capace di aperta signoria sui beni e sulla vita dei sudditi, lo Stato poliziesco: «Era accaduto qualche volta che, se un padre di famiglia, senza che fosse presente alcuno nell'intimità della casa, aveva susurrato qualcosa alla moglie in un orecchio, il giorno dopo ne era a conoscenza l'Imperatore»! Tutte le libertà son crollate e con esse è crollata Roma: non, quindi, per cause esteriori, ma per la crisi interiore della libertà, per la sfiducia che gli spiriti ebbero nella vecchia patria, nella vecchia religione, nelle vecchie leggi.
✦ Gabriele Pepe. Il Medio Evo barbarico d'Italia. Einaudi, 1963