La nozione di persona
💬 La persona: fatto morale
Preciso: io penso che quest'opera, questo progresso, si siano compiuti soprattutto con l'aiuto degli stoici, la cui morale volontaristica, personale, poteva arricchire la nozione romana di persona, e si è arricchita essa stessa nel momento in cui arricchiva il diritto. Io credo, ma sfortunatamente posso soltanto cominciare a darne la prova, che non poteva essere maggiore l'influenza delle scuole di Atene e di quelle di Rodi sullo sviluppo del pensiero morale latino – e, inversamente, l'influenza dei fatti romani e delle necessità dell'educazione dei giovani romani sui pensatori greci. Ce ne offrono già una testimonianza Polibio e Cicerone, come pure Seneca, Marco Aurelio, Epitteto e altri più tardi.
Il termine πρόσωπον aveva lo stesso significato di persona, maschera; ma può anche significare il personaggio che ognuno è e vuole essere, il suo carattere (le due parole sono spesso legate), il vero aspetto. Esso assume rapidamente, a partire dal II secolo a. C. il significato di persona . Esprimendo esattamente persona , persona, diritto, conserva ancora il significato di immagine sovrapposta, es.: la figura di prua del battello (presso i Celti, ecc.). Ma significa anche personalità umana, anzi divina. Tutto dipende dal contesto. Si estende il termine πρόσωπον all'individuo nella sua nuda essenza, tolta via ogni maschera, e, accanto, si conserva il senso dell'artificio: il senso di ciò che costituisce l'intimità della persona e il senso di ciò che è il personaggio.
Tutto suona diversamente presso i classici latini e greci dell'etica (dal II secolo a. C. al IV secolo d. C.): πρόσωπον indica ormai solo la persona e, cosa fondamentale, viene aggiunto al significato giuridico un significato morale, il senso di un essere cosciente, indipendente, autonomo, libero, responsabile. La coscienza morale introduce la coscienza nella concezione giuridica del diritto. Alle funzioni, agli onori, alle cariche, ai diritti, si aggiunge la persona morale cosciente. Su questo punto, forse, io sono più audace, ma più chiaro di Brunschvicg che, nella sua grande opera, il Progrès de la conscience , ha spesso toccato tali argomenti (in particolare, I, pp. 69 sgg.). Per quanto mi riguarda, le parole che indicano prima la coscienza, poi la coscienza psicologica, la συνείδησις – τò συνειδός sono realmente stoiche, sembrano tecniche e traducono esattamente conscius , conscientia del diritto romano. È anche possibile scorgere, tra l'antico stoicismo e quello dell'epoca greco-latina, il progresso, il cambiamento, che appaiono definitivamente compiuti al tempo di Epitteto e di Marco Aurelio. Da un significato originario di complice, «che ha visto insieme» – σύνοιδε –, di testimone, si è passati a quello della «coscienza del bene e del male». Di uso corrente in latino, la parola assume infine questo significato presso i Greci, presso Diodoro Siculo, Luciano, Dionigi di Alicarnasso, e la coscienza di sé diventa l'appannaggio della persona morale. Epitteto conserva ancora il significato delle due immagini, intorno alle quali ha lavorato questa civiltà, quando scrive ciò che viene citato da Marco Aurelio: «scolpisci la tua maschera», fissa il tuo «personaggio», il tuo « tipo», e il tuo «carattere», quando gli proponeva quello che è poi diventato il nostro esame di coscienza. Renan ha colto l'importanza di questo momento della vita dello spirito.
Ma la nozione di persona mancava ancora di una base metafisica certa. Questa base, la deve al cristianesimo. # Altro
✦ Marcel Mauss. Teoria generale della magia e altri saggi. Einaudi, 1965