Gramsci e la teoria marxistica
💬 Gramsci e la concezione marxistica della storia (2/4)
Nella concezione hegeliana della storia l'«astuzia della ragione» aveva il compito di condurre gli obiettivi individuali a una risultante necessaria: lo spirito del mondo, al di là di tutte le circostanze casuali e delle peregrinazioni dei cavalieri erranti, «procede come una falange corazzata, irresistibile come la corsa del sole, avanti attraverso tutti gli ostacoli». La filosofia, il «tempo in forma di pensieri», non è quindi per Hegel il filo conduttore per una praxis rivoluzionaria, ma nel migliore dei casi una lezione per la volontà utile che deve corrispondere alla realtà, alla ragione, alla necessità. Essa deve comprendere e non intervenire; deve insegnare agli uomini che il soggetto si rompe soltanto le corna finché, dopo gli anni di noviziato, non si conforma nei desideri e nelle opinioni alle condizioni esistenti e alla loro razionalità. Ci fa soffrire non ciò che è, ma il fatto che non è come deve essere. Ma non appena vediamo che ciò è necessariamente, riconosciamo anche che deve (soll ) essere. La filosofia, in quanto comprende la necessità dello sviluppo e l'interpreta correttamente, deve assumere quest'ultimo come banco di prova e, se lo spirito compie una svolta in certi punti nodali della storia del mondo, deve rendergli onore e criticare coloro che non la comprendono.
Senza dubbio, per il rapporto tra decisione volontaria e legge di sviluppo (problema fondamentale di ogni filosofia della rivoluzione e di ogni filosofia dell'evoluzione) è illuminante il fatto che Hegel in certe situazioni non abbia rinunciato completamente a intervenire, e a intervenire politicamente, con concezioni diverse secondo i periodi, allineandosi con il passare degli anni soprattutto alle posizioni dominanti. Egli lo fece tuttavia sempre con vera passione e spesso nel senso delle parole della sua gioventù, quando aveva scritto che stare semplicemente ad aspettare il traballare delle cose «e lasciarsi schiacciar dalle travature che crollano, non è né intelligente né onorevole».
Marx procedette al di là di Hegel quando spiegò nelle Thesen zu Feuerbach che i filosofi hanno finora soltanto variamente interpretato il mondo e che si tratta ora di cambiarlo, che tutti i misteri trovano la loro soluzione razionale nella praxis umana e nella comprensione di questa praxis . Nulla accade nella storia umana senza gli uomini: se le tendenze di sviluppo giungono a compimento al di là di ciò cui aspirano le volontà individuali, esse si lasciano tuttavia riconoscere e rafforzare attraverso un'attività che le assecondi, si lasciano accelerare, modellare, in certo senso anche realizzare. La conoscenza si riconosce come parte dello sviluppo, e la convinzione della necessità di quest'ultimo implica la certezza che un numero sempre maggiore di uomini venga a riconoscerne la necessità, operi nel suo senso, desideri e così anche realizzi lo sviluppo necessario. Conoscenza e trasformazione coincidono nella conoscenza della trasformazione, filosofia e rivoluzione in una filosofia della rivoluzione. La conformità alle leggi di sviluppo non si svolge perciò come il filo dal fuso, e le leggi dinamiche dello sviluppo sociale non possono essere semplicemente identificate con leggi naturali. Esse hanno carattere tendenziale, includono la possibilità della stagnazione e del regresso, perfino la possibilità della ricaduta nella barbarie; contro quest'ultima la tendenza di sviluppo non può offrire nessuna garanzia. [Continua ]
✦ Franz Marek. Gramsci e la concezione marxistica della storia. In «Gramsci e la cultura contemporanea II». Editori Riuniti, 1975
Finché la necessità storica avanza come una «falange corazzata», agli uomini resta soprattutto il compito di comprenderne il cammino e adeguarvisi. La svolta decisiva avviene quando la conoscenza cessa di contemplare il movimento dall'esterno e diventa essa stessa parte del movimento. Le circostanze sono date, le tendenze esistono, ma nessuna di esse agisce senza uomini che le riconoscano, le contrastino o le rafforzino. La storia non fila docilmente dal fuso secondo una legge naturale: può accelerare, arrestarsi, retrocedere, perfino precipitare nella barbarie. La necessità non elimina dunque la volontà; le assegna, al contrario, una responsabilità.