Il giuoco della vita
💬 Libro I. maggio-agosto 1930
Aveva ancora molto tempo, anzi, era persino un po' in anticipo, tuttavia percorse rapidamente Piccadilly e svoltò in Berkeley Street come se avesse il diavolo alle calcagna, senza neppure accorgersi che la gente lo osservava. Qualcuno persino sorrise nel notare quel giovane così sfacciatamente felice, che una prepotente vitalità interiore pareva sospingere innanzi. E perché non doveva essere felice? Era maggio; Londra era nella sua ora più bella, le sei di sera; il sole era deliziosamente tiepido, le foglioline novelle sugli alberi parevano soffondere l'aria di una delicata sfumatura verde pallido. E poi quel giovane era alto, a capo scoperto, il volto liscio, ed egli stesso sorrideva senza sapere perché.
Attraversò la piazza e pochi minuti dopo si fermava davanti alla casa di Hill Street dove era atteso a pranzo dallo zio Matthew Thomas Daubney.
Mentre attendeva che gli venissero ad aprire si chiese nuovamente come mai lo zio lo avesse fatto venire da Oxford. Non che la cosa lo preoccupasse. Tutte le scuse per venire a Londra erano buone. L'uscio si aprì. Egli sorrise al cameriere, suppergiù della sua stessa età, esclamando allegramente:
«Salve, Weaver! Come va? Come va la vita?».
«Benissimo, grazie, signor Andrew. Vedo che anche lei sta bene. Ha soltanto questa?».
Sempre sorridendo Andrew Daubney consegnò all'uomo una valigia dagli angoli consunti e dalla chiusura rotta. «Trattala bene».
«L'hanno messa nella camera solita, signor Andrew, e il signor Daubney la prega di andare subito da lui. L'aspetta».
"Me lo auguro", pensò Andrew. Nel salire le scale rallentò il passo. Nulla poteva soffocare la sua innata gaiezza, ma come sempre l'impressionante perfezione di quella casa lo raggelava. Quando lo zio era entrato in quella casa vi aveva fatto togliere ogni traccia di uso, ogni segno di quel disordine che però l'aveva resa viva, abitata: ora ovunque, in tutte le stanze, dalla balaustra delle scale alle pareti di stucco, al basamento dell'ingresso, regnava quella stessa assoluta, monotona, immobile perfezione. Dopo un attimo di attesa – per poter entrare con passo calmo – aprì l'uscio. [...]
✦ Storm Jameson. Il giuoco della vita. Rizzoli, 1954
Andrew corre per Londra come se la vita lo sospingesse da dietro. È maggio, ha vent'anni, il sole scalda Piccadilly e perfino gli sconosciuti sorridono vedendolo passare: il mondo sembra accordarsi perfettamente alla sua felicità. Poi entra nella casa dello zio, e qualcosa cambia. L'ordine impeccabile delle stanze, quella perfezione immobile da cui è stata cancellata ogni traccia di vita, introduce la prima ombra. Andrew non può ancora sapere quanto dovrà perdere, imparare e attraversare negli anni che lo attendono. Per ora possiede ancora il privilegio irripetibile della giovinezza: correre incontro al futuro senza sapere che cosa il futuro farà di lui.