Frammenti d'autore

L'anno 3000: Sogno

💬 Il giorno dopo i nostri viaggiatori partirono dall'Eguaglianza e si diressero a Tirannopoli, piccolo stato, dove il popolo viveva sotto il regime dispotico d'un piccolo tirannetto, Niccolò III, che portava il titolo di czar in memoria degli imperatori di Russia, che avevano governato molti secoli prima gran parte dell'Europa orientale e dell'Asia occidentale. Non si fermarono che un giorno indignati della pecoraggine di quella gente, che ubbidiva a un uomo solo, che non aveva altro merito che quello di essere nato da Niccolò II, che alla sua volta aveva ereditato il trono di Niccolò I, fondatore della dinastia. Tirannopoli formicolava di soldati, che non avevano a difendere la patria, che non aveva nemici; ma che facevano la parte di carabinieri e di guardie di pubblica sicurezza, riferendo ogni giorno al Capo della polizia ciò che avevano veduto e udito nel loro spionaggio quotidiano. Una parola sola poco riverente pronunciata contro lo czar era punita col carcere e ogni tentativo di ribellione si meritava la pena di morte, che veniva eseguita collo strangolamento.
✦ Paolo Mantegazza.  L'anno 3000: Sogno. Lubrina, 1988

Tutto si tiene in piedi per abitudine e paura: un nome che discende da un altro nome, occhi che sorvegliano anche il silenzio. Si obbedisce senza motivo, e proprio per questo si continua. Una città piena di soldati e priva di nemici è un paradosso. Qui la forza non protegge dai pericoli esterni: sorveglia le parole, i pensieri, i gesti quotidiani. Il tiranno appare quasi figura secondaria; perché ciò che colpisce davvero è l'obbedienza generale, tanto radicata da sembrare naturale. Lo spionaggio diventa abitudine, il silenzio prudenza, la paura una forma di educazione. E quando la libertà scompare poco a poco dalla vita di tutti i giorni, spesso non servono più neanche le catene: basta che nessuno ricordi come si vive senza. La tirannia si alimenta del consenso di chi non osa più disobbedire.

Ti interessa questo libro? Chiedici la disponibilità