Frammenti d'autore

Dio mio, grazie

💬 IL DILUVIO

Questa è quella storia

Gli alti marosi rigonfi erano tutti coperti di rifiuti

Il cielo opaco rosseggiava

Polvere e ceneri venivano trasportate dal vento tutt'attorno la terra

I mari grevi s'inclinavano da una parte e dall'altra sommergendo la terra bruciata sotto una luna diurna

Cadeva una nera pioggia oleosa

Non v'era nessuno

. . .

Alla fine, dopo la guerra termonucleare tra i Djank e i Druzhky, in seguito alla quale si erano annientati e, con loro, tutti gli altri abitanti della terra, Dio parlò attraverso uno spacco sfolgorante d'una nera nube bulbosa a Calvin Cohn, il paleologo, che tra tutti gli uomini era miracolosamente sopravvissuto in un malconcio scafo oceanografico munito di vele, mentre le acque rigonfie si inclinavano da una parte e dall'altra;

Questo dicendo:

""Non Mi presuma un volto visibile, signor Cohn, non è quello il mio genere, ma se le riesce, Mi immagini. Mi duole dire che fu per un minuscolo errore che lei sfuggì alla distruzione. Quantunque mio, non fu grave; un grave errore avrebbe potuto inceppare tutto l'universo. Il cosmo è siffattamente concepito che Io stesso non so quel che accade in ogni dove. Non è la perfezione quantunque Io, certo, sia perfetto. È così che ho strutturato la mia mente.

""E che lei, signor Cohn, si dia il caso esista quando non è così di nessun altro, per quanto Mi sia imbarazzante, non ha nulla a che vedere col fatto che lei un tempo abbia studiato da rabbino o, quanto a ciò, che poi abbia smesso.

""Questi erano affari suoi, ma non voglio che nutra delle false attese. Inevitabilmente, mio scopo è di correggere l'errore che ho ingenerato.

""Non ho desiderio di tormentarla, solo di asserire una volta di più causa ed effetto. Non è più che un sistema in un sistema, però ci conto per mantenere un certo ordine. L'uomo, dopo aver mancato d'usare a uno scopo adeguato le sue possibilità e la mia buona volontà, ha distrutto se stesso; quindi, in verità, lo stesso ha fatto lei"".

Cohn, scosso da brividi nella sua muta gocciolante, si lamentò amaramente:

– Dopo il Tuo primo Olocausto hai promesso che non vi sarebbero stati più diluvi. ""Non vi sarà più Diluvio a distruggere la terra"". Fu questo il Tuo Patto con Noè e tutte le creature viventi. Invece, ci hai di nuovo mandato l'acqua. Chi non sia stato consumato nel fuoco è affogato in acque amare e un Secondo Diluvio copre la terra.

Dio disse questo: ""Tutto ciò fu di prima della Torà. Non v'era nulla di simile all'Olocausto, solo causa ed effetto. Ma dopo che ebbi creato l'uomo non sapevo come Mi avrebbe deluso in seguito, in quale sorta di violenza, corruzione, ingiuria blasfema, bestialità, peccato oltre ogni credersi. Così profanò se stesso. Non ne avevo previsto la vastità.

""L'attuale Devastazione, concludentesi in fumo e polvere, giunge quale conseguenza dell'autotradimento dell'uomo. Dall'inizio, quando diedi loro il dono della vita, essi furono perversamente bramosi di morte. Infine pensai, darò loro la morte poiché sono presi totalmente dal male.

""Essi hanno distrutto la mia opera, i presupposti della loro sopravvivenza: la soave aria ch'Io diedi loro da respirare; l'acqua dolce che diedi loro in dono, perché ne bevessero e vi si bagnassero; la fertile terra verde. Essi hanno lacerato il mio ozono, carbonizzato il mio ossigeno, acidificato la mia rinfrescante pioggia. Ora essi oltraggiano il mio cosmo. Quanto sopporterà il Signore?

""Feci l'uomo perché fosse libero, ma la sua libertà, malamente usata, lo ha distrutto. In sintesi, il male ha sopraffatto il bene. Il Secondo Diluvio, quello che adesso si va placando sulla terra straziata, se lo sono arrecato loro stessi. Essi non hanno vissuto secondo il Patto.

""Quindi ho lasciato che si sopprimessero. Essi hanno inventato il modo; Io ho girato il capo. Che lei continuasse a vivere, signor Cohn, mi spiace dirlo, non fu più che un errore marginale. Siffatte cose possono accadere"".
✦ Bernard Malamud. Dio mio, grazie. Einaudi, 1984

Forse la fine del mondo non comincia quando cadono le città, ma quando gli uomini smettono di riconoscere come dono ciò che hanno ricevuto. Da quel momento anche il cielo, il mare e la terra cessano di essere una dimora e diventano semplice materia da consumare, finché la rovina non appare più come una punizione, ma come l'ultimo gesto di una lunga fedeltà al nostro stesso errore. Persino Dio, davanti a tanta devastazione, sembra rinunciare al linguaggio dell'onnipotenza per parlare quello della responsabilità. Non impone il male: lascia che la libertà percorra fino in fondo la strada che ha scelto. Ed è forse questa l'idea più inquietante: non un universo governato da miracoli continui, ma un ordine nel quale ogni gesto continua ostinatamente a generare le proprie conseguenze.

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