Operazione Montecristo
💬 Presentazione di Giuseppe Berto
Caro Lelio, mi dai la bella notizia che Mursia pubblicherà prestissimo il tuo libro e mi chiedi se non mi dispiace scriverti due righe di presentazione. Mi dispiace, ma egualmente le scrivo, non per amicizia o perché abbia cambiato parere circa la convenienza che i libri escano privi di presentazione, ma perché il tuo è un libro che ci coinvolge tutti, al di là delle tue stesse intenzioni, forse, ed è appunto a questi problemi nascosti che vorrei accennare, affinché il lettore sia aiutato a trovarli nel tuo libro, e a farli propri.
Tu racconti la tua brutta avventura con immediatezza e commozione, e come arrivando ad una riscoperta dei sentimenti. Sempre le offese ci ravvivano, ci scuotono, ci fanno recuperare certe parti di noi stessi che la noia e la pigrizia avevano smorzato. Non ci può essere distrazione quando una sera ti prendono e, cosí, ti mettono in galera. I sentimenti che piú si sono ravvivati in te sono la carità e l'amore, perché sei buono, e poi il desiderio di vendetta, anche questo perché sei buono, e il buono offeso vede nella vendetta il modo piú semplice per ristabilire un equilibrio. Mi scrivi che il titolo del libro sarà Operazione Montecristo . Il Conte di Montecristo andò a cercare ad uno ad uno i responsabili delle sue disgrazie e con l'astuzia e il denaro li distrusse. Affascinante, ma oggi noi siamo abituati a vedere i problemi in modo piú complesso, e i tuoi trenta giorni di galera non sono cosa che riguardi soltanto te e il Pubblico Ministero che te li ha fatti fare, sicché il tuo libro, che tu lo voglia o no, è un libro di protesta sociale, ed è importante che venga non da uno dei tanti contestatori del sistema che lavorano per rovesciarlo, ma da uno che in questo sistema crede.
Anch'io credo in questo sistema, ma so anche che il male peggiore che gli si possa fare è accettarne passivamente i difetti, che in verità sono troppi. Dalla lettura del tuo libro ne salta fuori con enorme evidenza uno: noi siamo esposti alle offese di coloro che dovrebbero tutelarci dalle offese. È una generalizzazione necessaria, perché di pubblici ministeri come il tuo in Italia ce ne sono a centinaia. Su certe questioni noi siamo abituati a ragionare con le lettere maiuscole. Diciamo lo Stato, la Giustizia, la Magistratura. Lo facciamo per viltà, perché è faticoso rinunciare alla protezione degli dei, costatare che le Istituzioni piú sacre – cosí si diceva un tempo – sono fatte da uomini che molto spesso sono peggiori di noi. È una mia vecchia idea che, in una società bene organizzata, tutti coloro che hanno responsabilità sociali – insegnanti, medici, sacerdoti, poliziotti, magistrati e via dicendo – andrebbero psicoanalizzati prima di venire immessi nella professione. Una psicoanalisi addirittura discriminante, perché certe tendenze negative che fanno parte della natura di ciascuno di noi – sadismo, volontà di potenza, narcisismo, esibizionismo – alle volte, quando siano presenti in misura esuberante, ci spingono a scegliere professioni dove possano meglio soddisfarsi rimanendo al coperto. Siccome questa psicoanalisi ancora non si fa, il primo sentimento ch'io provo davanti alle divise, alle toghe, alle tonache, è la diffidenza.
Per questo trovo che la parte piú straordinaria della tua avventura, non è tanto che ti abbiano messo dentro, quanto che ti abbiano messo fuori. Un magistrato ti ha messo in galera per nulla e un altro magistrato, un mese dopo, ti ha messo fuori perché era evidente che non avevi fatto nulla. Possiamo anche dire che questo secondo magistrato, nel vedere giusto, è stato aiutato dall'opera d'un valente avvocato. Aggiungiamo pure che la tua notorietà e il grande rilievo che i giornali davano alle notizie che ti riguardavano, se possono avere spinto il primo magistrato a intestardirsi nelle sue opinioni sbagliate, hanno anche spinto il secondo ad impegnarsi nel districare onorevolmente la matassa. Ma la questione di fondo rimane, ed è questa: due uomini che fanno lo stesso mestiere, usando gli stessi strumenti messi a loro disposizione dal sistema e valutando gli stessi elementi, ti trovano uno delinquente pericoloso meritevole di almeno tre anni di galera, e l'altro assolutamente innocente. È possibile lasciare un cosí largo margine di potere ad uomini che possono sbagliare? È possibile che i nostri legislatori non abbiano ancora capito la necessità di garantire l'indiziato?
Ecco, non ho altro da dire. Auguro al tuo libro un grande successo, vorrei che tu avessi lettori a migliaia e che tutti, alla fine, arrivassero a pensare «giustizia» con l'iniziale minuscola.
Ti abbraccio
Giuseppe Berto # Altro
✦ Lelio Luttazzi. Operazione Montecristo. Mursia, 1970
Nella breve nota di presentazione che l'autore de Il male oscuro accettò di redigere per il libro di Lelio Luttazzi, trovano luogo motivi a lui cari e già esplorati nelle sue opere. L'ingiustizia subita dall'amico non viene considerata soltanto come un errore giudiziario, ma come il sintomo di una fragilità più profonda. Dietro le maiuscole rassicuranti dello Stato, della Giustizia e delle Istituzioni, Berto invita a riconoscere la presenza concreta degli uomini, con le loro paure, ambizioni, ossessioni e debolezze. È qui che affiora la sua sensibilità psicoanalitica: il potere non è mai una funzione neutrale, perché chi lo esercita porta con sé desideri spesso inconsapevoli di dominio, affermazione e rivalsa. La vera civiltà, suggerisce, non consiste nel venerare le istituzioni come divinità infallibili, ma nel costruire garanzie capaci di proteggere i cittadini dagli errori e dalle passioni di chi le amministra. Per questo, la vicenda di un solo innocente diventa una faccenda che riguarda tutti.