Si è resistito a tutto: al lager, alla fame, alle malattie, ai trasferimenti senza fine, a quella sensazione di non far più parte del mondo degli umani. Il ritorno prende lento la forma di una risalita, come se ogni metro a ritroso restituisse un frammento della vita persa. Poi il viaggio termina. La casa è ancora lì, i familiari sono vivi, ogni cosa si ricompone. Ma il ritorno non è il contrario dell'assenza: si torna vivi, ma fuori posto. Il viaggio finisce, lo sradicamento no. Sopravvivere è anche questo arrivare dove non si è più previsti.