Frammenti d'autore

La tregua

💬 Ci guardammo a vicenda, quasi smarriti. Avevamo resistito, dopo tutto: avevamo vinto. Dopo l'anno di Lager, di pena e di pazienza; dopo l'ondata di morte seguita alla liberazione; dopo il gelo e la fame e il disprezzo e la fiera compagnia del greco; dopo le malattie e la miseria di Katowice; dopo i trasferimenti insensati, per cui ci eravamo sentiti dannati a gravitare in eterno attraverso gli spazi russi, come inutili astri spenti; dopo l'ozio e la nostalgia acerba di Staryje Doroghi, eravamo in risalita, dunque, in viaggio all'in su, in cammino verso casa. [...] Giunsi a Torino il 19 di ottobre, dopo trentacinque giorni di viaggio: la casa era in piedi, tutti i familiari vivi, nessuno mi aspettava.
Primo Levi. La tregua. Einaudi, 1980

Si è resistito a tutto: al lager, alla fame, alle malattie, ai trasferimenti senza fine, a quella sensazione di non far più parte del mondo degli umani. Il ritorno prende lento la forma di una risalita, come se ogni metro a ritroso restituisse un frammento della vita persa. Poi il viaggio termina. La casa è ancora lì, i familiari sono vivi, ogni cosa si ricompone. Ma il ritorno non è il contrario dell'assenza: si torna vivi, ma fuori posto. Il viaggio finisce, lo sradicamento no. Sopravvivere è anche questo arrivare dove non si è più previsti.