La ruota gira e non trattiene: alza, schiaccia, scioglie ogni appiglio come ghiaccio al sole, e ciò che oggi regge domani cede. Qui non si invoca la Fortuna: la si accusa. Rota volubilis, essa non promette giustizia ma soltanto mutamento; egestatem, potestatem dissolvit ut glaciem, perché davanti al suo giro miseria e potere hanno la stessa inconsistenza. L'uomo medievale non le oppone l'illusione di dominarla: offre il dorsum nudum, la schiena scoperta, e riconosce che anche il fortis può essere abbattuto. Ma proprio per questo il lamento diventa corale: mecum omnes plangite. Non è più la sventura di uno, bensì la condizione comune. Sotto la Luna che cresce e decresce, ogni status è provvisorio; solo il mutamento sembra non mutare mai.