Frammenti d'autore

Il Partito Nazionale Fascista

💬 Mezzanotte, in un vecchio teatro

Il luogo di nascita è Roma, Teatro Augusteo, in pieno centro, dove ora si trova l'Ara Pacis. L'ora, quasi la mezzanotte. Il giorno, l'8 novembre 1921. È il terzo congresso nazionale del movimento fascista, dopo quello di Firenze (19-22 dicembre 1919, 22 Fasci e 17.000 iscritti) e di Milano (Teatro Lirico, 24 maggio 1920, 56 Fasci e 30.000 iscritti), e il movimento raccoglie nelle sue file 310.000 uomini inquieti che fanno parte di 2200 Fasci di combattimento. Il vecchio teatro con le poltroncine di legno è stracolmo: gente in borghese con la camicia dal colletto duro inamidato, qualcuno in grigioverde e camicia nera. Ma la maggioranza ha la camicia bianca, porta giacca e cravatta e siede abbastanza ordinata in platea. Quella non è una riunione, ma un'«adunata». È gente che sa menar le mani ed è poco abituata a discutere.

È il secondo giorno del congresso. Benito Mussolini, accolto dalla tromba che suona l'attenti mentre tutti scattano in piedi, è al tavolo, sul palco, adornato da un grande tricolore. Ha l'abito scuro, la camicia bianca e il colletto duro all'insù, alla moda dei borghesi degli anni Venti. Hanno già parlato tutti su tutto: sulla «Santa Guerra», sull'«Esule volontario di Gardone Riviera», cioè Gabriele d'Annunzio, su «Fiume città martire», sulla capacità di «schiacciare i traditori che tentassero dare la scalata a quel potere di cui si servirono per umiliare la Nazione» e sui risultati delle «spedizioni punitive» contro i sovversivi. Il sansepolcrista milanese Umberto Pasella ha concluso la sua relazione dando uno spaccato per categorie del movimento fascista. In testa sono i combattenti che, finita la guerra, sono stati smobilitati, si sono trovati senza lavoro e formano il gruppo più forte. Poi vengono i proprietari terrieri, i piccoli agricoltori e i lavoratori della terra veri e propri, seguiti a distanza dagli operai, dagli studenti, dagli impiegati privati e dai commercianti ed esercenti. Gli altri gruppi hanno minore consistenza: sono formati da professionisti, industriali, impiegati statali, insegnanti e dipendenti della Marina.

Approvata la relazione avviene il fatto storico: l'assemblea approva un ordine del giorno presentato dal calabrese Michele Bianchi, già capo della Camera del lavoro socialista di Ferrara nel 1910-12. Nel documento si chiede al Consiglio nazionale di convocarsi entro l'anno «con il compito di dare la forma definitiva al programma ed allo Statuto del Partito Nazionale Fascista». È la risposta positiva all'appello già inoltrato a Mussolini dal Gruppo parlamentare fascista in una riunione tenuta a Milano due mesi prima, il 7 settembre. L'assemblea si scioglie nella notte incipiente, non tutti sono consci che quanto è stato deciso inciderà per un ventennio nella storia d'Italia.

La commissione incaricata di preparare il Regolamento-Statuto viene nominata l'indomani mattina: ventun persone, tra cui spiccano Dino Grandi, Cesare Maria De Vecchi, lo spalatino trapiantato a Roma Alessandro Dudan e l'avvocato campano Nicola Sansanelli. Fuori c'è tensione, stanno arrivando trentamila fascisti da tutte le province, Mussolini invita a non provocare la città che ospita il congresso («Il romano non è fascista» dice «né antifascista. È un uomo che non vuole essere scocciato o disturbato, ma se è scocciato il popolo e il popolino sono pugnacissimi») e guida tutti a inginocchiarsi in silenzio sui gradoni dell'Altare della Patria.
✦ Ricciotti Lazzero. Il Partito Nazionale Fascista. Rizzoli, 1985

Ci sono serate che sembrano destinate a dissolversi come tante altre, tra discorsi, applausi e votazioni. Eppure, talvolta, proprio mentre tutto appare ancora reversibile, la storia cambia verso quasi senza farsi notare. Le parole pronunciate su un palcoscenico diventano decisioni, le decisioni diventano istituzioni, e ciò che nasce come un'assemblea finisce per trasformarsi nel destino di un intero Paese. Le tragedie della storia raramente si annunciano con il loro vero nome: spesso entrano in scena con l'aria ordinaria di una riunione, mentre il sipario si apre su un futuro che quasi nessuno, quella notte, è ancora in grado di immaginare.

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