Frammenti d'autore

L'evoluzione di Calpurnia

💬 Mi ci volle una settimana per trovare il coraggio di tornare da Nonno. Era seduto nel laboratorio su una poltrona di cuoio decrepita, con la traboccante imbottitura smangiucchiata dai topi.

Dissi: «So perché le cavallette grandi sono gialle, e perché quelle piccole sono verdi». Gli raccontai la mia scoperta e come ero arrivata a capire. Mentre mi guardava e mi ascoltava in silenzio, spostavo il peso da un piede all'altro. Dopo un po' chiese: «Ci sei arrivata da sola? Senza aiuto?»

Sì, risposi, poi gli raccontai della mia umiliante visita alla biblioteca di Lockhart. Mi fissò per un attimo con una curiosa espressione in volto, di sorpresa, forse, o di costernazione, come se fossi di una specie che non aveva mai visto. Disse: «Vieni con me».

Mentre tornavamo in casa non disse una parola. Oh, Signore. Avevo fatto una cosa inconcepibile, e non soltanto una volta, ma due, interrompendo il suo lavoro. Intendeva consegnarmi a Mamma affinché mi desse un'ennesima lezione di buone maniere? Invece mi condusse nella biblioteca, dove a noi bambini non era permesso entrare. Allora voleva farmi la ramanzina lui stesso. Forse mi avrebbe rimproverato per la mia goffa teoria. O forse mi avrebbe bacchettato sulle mani. La mia paura aumentava. Chi ero io, Callie Vee Tate di Fentress, in Texas, per pensare di poter anche solo riflettere su argomenti del genere? Una nullità che veniva dal niente.

Nonostante la paura, mi guardai intorno con attenzione, poiché sapevo che non avrei mai più avuto un'occasione simile. La biblioteca era oscura, anche se le pesanti tende di velluto verde bottiglia erano scostate dall'alta doppia finestra. Proprio accanto alla finestra c'erano un'enorme poltrona di cuoio screpolato e un tavolo a tamburo con sopra una lampada da lettura. Per terra accanto alla poltrona c'erano dei libri, e altri erano impilati in alte scaffalature di legno fatte con i tronchi di pecan fallati (nella nostra vita, non si poteva sfuggire alla tenace presenza dei pecan). C'era un grande scrittoio di quercia coperto di oggetti bizzarri: un uovo di struzzo schiuso su un piedistallo di legno intagliato, un microscopio in una scatola di zigrino, un dente di balena intagliato che raffigurava una signora pettoruta non proprio contenuta nel suo corsetto. La Bibbia di famiglia e un enorme dizionario con la sua lente di ingrandimento stavano l'una accanto all'altro vicino a un elegante album rosso pieno di sbiaditi ritratti ufficiali dei miei antenati. Ecco. Mi avrebbe fatto la predica sulla Bibbia o su come avevo deluso i miei antenati? Aspettai che decidesse il da farsi. Diedi un'occhiata alle pareti, coperte di scatole piatte con dentro insetti e farfalle dai colori brillanti infilzati in modo preoccupante. Sotto ogni allegra aletta colorata c'era un nome scientifico, scritto nel meticoloso corsivo di mio nonno. Non mi trattenni e mi avvicinai per esaminarli.

«L'orso» disse Nonno.

Eh? pensai.

«Attenta all'orso» ripeté, proprio mentre inciampavo sulla bocca aperta ghignante di una nera pelle d'orso, le cui zanne, al buio, erano una trappola per gli incauti.

«Giusto. L'orso. Signore».

Nonno districò la catena dell'orologio per staccarne una chiavina. Aprì un alto stipo di vetro zeppo di altri libri, uccelli imbalsamati, bestie sotto vetro e altre curiosità. Mi avvicinai di soppiatto per vedere meglio quello spettacolo irresistibile. La mia attenzione fu attratta da un armadillo deforme, curvo, storto e bitorzoluto, palesemente impagliato da un dilettante molto maldestro. Che lo avevano imbalsamato a fare? L'avrei fatto meglio io. Poi c'era un contenitore di vetro spesso da cinque galloni, con dentro la bestia più strana che avessi mai visto. Una forma tozza, chiazzata, molte zampe, due grandi occhi spalancati che il vetro faceva sembrare due enormi orbite tonde: roba da incubo. Che diavolo era? Mi avvicinai.

Nonno allungò il braccio verso la pila di libri. Vidi l'Inferno di Dante accanto alla Scienza dei palloni ad aria calda. C'erano uno Studio sulla riproduzione dei mammiferi e un Trattato sul disegno di nudi femminili. Estrasse un libro foderato di sontuoso cuoio marocchino verde con bei fregi d'oro. Lo lucidò con la manica, anche se per quanto potevo vedere non era impolverato. Si inchinò con fare cerimonioso e me lo porse. Lo guardai. L'origine delle specie. Qui, in casa mia. Lo ricevetti con entrambe le mani. Lui sorrise.

Cominciò così il mio rapporto con Nonno. # Altro
✦ Jacqueline Kelly. L'evoluzione di Calpurnia. Salani, 2014

Per un'intera settimana, la giovane Calpurnia temette di aver commesso qualche imperdonabile imprudenza. E invece, dietro il silenzio e la severità, l'attendeva una porta socchiusa. La biblioteca proibita le apparve come un continente nascosto: armadilli improbabili, orsi ringhianti, insetti infilzati, microscopi, balene, Dante e palloni aerostatici convivevano tutti nello stesso disordine meraviglioso. Ogni oggetto sembrava promettere una domanda nuova. Poi, arrivò quel libro "proibito" dalla copertina verde, consegnato con la solennità di un'investitura. Alcuni doni non consistono in ciò che le mani ricevono, ma nel mondo che da quel momento diventa possibile abitare.