Frammenti d'autore

Stato democratico e stato autoritario

💬 1. Premesse a uno studio sul potere politico

I. Potere politico e psicologia

La difficoltà di definire il concetto di potere politico deriva dal fatto che coinvolge due tipi di rapporti radicalmente differenti: il dominio sulla natura e il dominio sull'uomo. Il potere sulla natura è di carattere puramente intellettuale, e consiste nella comprensione delle leggi della natura al fine di subordinarla ai bisogni umani. È proprio questo patrimonio di conoscenze che sta alla base della produttività di ogni società. Si tratta di un potere apparente, in quanto non implica dominio sugli altri uomini.

Il potere politico nella sua accezione più specifica è potere sociale centrato sullo stato. Implica il controllo di altri uomini allo scopo di influenzare il comportamento dello stato nella sua attività legislativa, amministrativa e giudiziaria. Dal momento che potere politico significa controllo su altri uomini, è sempre (a differenza del potere sulla natura) un rapporto bilaterale. L'uomo non è soltanto una parte della natura esterna ma è un essere razionale, anche se spesso è incapace di agire razionalmente o impedito dal farlo. Di conseguenza chi detiene il potere politico è costretto a provocare determinate reazioni razionali e emotive in coloro che governa per indurli ad accettare implicitamente o esplicitamente gli ordini dati. Mancando queste reazioni intellettuali o emotive, chi governa si trova obbligato a ricorrere alla pura violenza e infine alla eliminazione fisica degli oppositori.

Il carattere bilaterale del potere politico già distingue le scienze politiche da quelle naturali. Ciò significa che non è possibile, ammesso che fosse auspicabile, misurare i rapporti di potere politico con gli stessi criteri usati per la natura. Le possibili combinazioni dei rapporti di potere sono innumerevoli: si possono classificare e riclassificare, mai misurare.

Il concetto di potere politico non è paragonabile a quello di energia in fisica. Del resto il potere non è l'unica categoria della scienza politica. La politica non è solo l'arte di ottenere qualcosa in qualche modo a prescindere da «che cosa» e dal «come». L'idea di concepire tutta la politica come politica di potere risale a Machiavelli e pare essere la tendenza principale della scienza politica americana e forse della scienza politica moderna in genere: la politica viene considerata come una questione puramente tecnica, i «valori» (adopero il termine in via provvisoria) non sono che delle semplici preferenze personali, più o meno validi a seconda della loro funzionalità. La storia perde ogni significato, riducendosi ad un cieco ripetersi di lotte senza fine tra diversi gruppi che si succedono al potere, diventa mera cronologia, archivio di materiale illustrativo per la verifica di cosiddette «ipotesi»; oppure, nel migliore dei casi, viene regolata da quello che Machiavelli chiama la Fortuna, la sorte dei partecipanti alla lotta.

Generalmente questo modo di considerare la politica e la scienza politica cerca la sua base teorica nella psicologia, come già è avvenuto con Machiavelli. Gli uomini in ogni epoca sarebbero sempre gli stessi, con determinate loro tendenze, tutti o quasi tutti presi dalla sete del potere, impulso irrefrenabile e irrazionale. Da simili idee derivano generalizzazioni banali e solo parzialmente vere come quella famosa di Lord Acton: «Il potere tende a corrompere, il potere assoluto corrompe in modo assoluto».

Non si vuole asserire con ciò che la psicologia del potere non abbia il suo posto nella scienza politica, ma solo che non può fornire tutte le risposte. Ci aiuta comunque in due modi: in primo luogo ci fa comprendere che le teorie ottimistiche sulla natura umana sono unilaterali e quindi false. L'uomo, benché dotato dell'uso della ragione, spesso non sa – o non gli è permesso di sapere – quali sono i suoi veri interessi. Questa riscoperta di una antica verità è merito principalmente della psicologia materialistica di Freud. In secondo luogo le tecniche psicologiche ci mettono in grado di precisare in termini concreti e attendibili quali sono le strutture della personalità più capaci di esercitare il potere o di sottostarvi. Però la psicologia non può andare oltre la descrizione del particolare e giungere a una concezione globale del potere politico. Le azioni di ogni uomo sono tanto un risultato dell'ambiente quanto una manifestazione della peculiare struttura della sua personalità, che del resto è essa stessa condizionata storicamente. Per la psicologia l'ambiente è soltanto uno «stimulus» dell'atto individuale, mentre per la scienza politica costituisce un elemento del quadro complessivo del potere politico.

Inoltre l'attuale orientamento degli studi psicologici tende a ridurre la psicologia ad una tecnica di dominio per il mantenimento e rafforzamento di rapporti di potere, uno strumento di manipolazione delle masse da parte dell'élite.

La negazione della teoria psicologica del potere politico comporta nel suo aspetto positivo l'idea che la politica (e quindi la storia) non consiste semplicemente in una lotta di gruppi per il potere, ma rappresenta un tentativo di plasmare il mondo a propria immagine, di imprimere su di esso le proprie idee. Lo svolgersi della storia non è privo di significato. In via provvisoria si può accettare la formulazione tradizionale pre-positivista che la politica è lotta di idee oltre che di forze opposte. [...]
✦ Franz Neumann. Lo stato democratico e lo stato autoritario. Il Mulino, 1973

Il potere politico non è una forza impersonale che si esercita sugli uomini come il sapere tecnico si esercita sulla natura: è una relazione tra esseri umani, e proprio per questo non può essere misurato né spiegato con gli stessi criteri delle scienze naturali. Neppure la psicologia basta a comprenderlo: può illuminare la disposizione a comandare o a obbedire, ma rischia di ridurre la storia all'eterno ritorno di una medesima sete di dominio. La politica acquista invece significato quando, dietro la lotta per il potere, riconosciamo una lotta per dare forma al mondo. Non soltanto forze che si affrontano, dunque, ma idee che cercano nella storia la propria realtà.

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