Lettere a Fanny Brawne
💬 IV. Domenica sera [25 luglio 1819]
Mia soave fanciulla,
spero che non mi abbiate troppo rimproverato perchè non vi ho accontentata scrivendovi sabato: eravamo in quattro nella nostra cameretta, si giocò a carte giorno e notte, e a me mancò un momento quieto. Ora Rice e Martin sono partiti, ed io sono libero. Brown con mio dolore conferma la vostra notizia che state poco bene. Non potete immaginarvi come io aneli di esservi accanto: come vorrei morire per un'ora – perchè, il mondo che vale? Non potete immaginarvelo, ripeto; non è possibile che voi guardiate me con quegli occhi coi quali io guardo voi, non è possibile. Perdonatemi se stasera divago un pochino: ho passato tutto il giorno sopra un Poema molto astratto, e sono profondamente innamorato di voi – due cose che valgono a scusarmi. Non sono rimasto lungo tempo, credetemi, prima di lasciarmi prendere da voi; subito la prima settimana che vi conobbi mi ascrissi vassallo vostro; ma bruciai la lettera poichè nel successivo incontro mi parve che mostraste qualche antipatia per me. Se voi doveste mai sentire per un uomo al primo vederlo, ciò che io sentii per voi, io sono perduto. Eppure, se ciò accadesse, non verrei a lite, ma odierei me stesso – esploderei soltanto se la persona non fosse, in quanto Uomo, bella come siete voi in quanto Donna. Forse sono troppo impetuoso, vogliate allora immaginarmi inginocchiato, specialmente ora che accenno a un passo della vostra lettera, che mi ferì: parlando del sign. Severn, dite «ma voi dovete essere soddisfatto di sapere che io ammiravo assai più voi che il vostro amico». Amore mio, io non posso credere che mai vi sia stata o possa esservi in me cosa da ammirarsi, specialmente sin dove giunge l'occhio – io non posso essere ammirato, non sono una cosa da ammirare. Voi, sì, lo siete, ed io vi amo. Tutto ciò che posso portarvi è una smarrita ammirazione per la vostra Bellezza. Fra gli uomini tengo quel posto che fra le donne occupano le brune, col naso camuso e le sopracciglie unite – che per me sono scarti, a meno che fra loro non ne trovassi una che nel suo cuore avesse un fuoco simile a quello che arde nel mio. Voi mi assorbite mio malgrado – voi sola; poichè, senza alcun piacere guardo verso ciò che è detto un posto nel mondo, e tremo all'idea di preoccupazioni domestiche, eppure per voi le affronterei. Però se ciò avesse a rendervi più felice, preferirei morire che agire così. Ho due voluttà da godere meditando nelle mie passeggiate: la vostra Bellezza e l'ora della mia morte. Oh, se potessi possederle entrambe nello stesso momento! Odio il mondo: logora troppo le ali della mia volontà, ed io vorrei poter prendere dalle vostre labbra un dolce veleno che mi spedisse via. Ma prenderlo da voi, non da altri. In verità stupisco di ritrovarmi così noncurante di ogni altro incanto che non sia il vostro – tanto più che rievoco i tempi in cui persino un pezzo di nastro era motivo d'interesse per me. Quali più tenere parole posso trovare per voi dopo queste? Che cosa abbia scritto non voglio leggere. Nè voglio qui aggiungere altro, ma in un Poscritto risponderò a tutto ciò di cui parlate nella vostra lettera con tante parole – sono sviato da mille pensieri. Stasera vi immaginerò Venere e pregherò, pregherò a lungo la vostra stella come un Pagano.
Sempre il vostro, gentile Stella, John Keats. [...]
✦ John Keats. Lettere a Fanny Brawne. Formiggini, 1925
Non so più guardare il mondo senza che ogni cosa finisca per ricondurmi a voi. La gloria, il lavoro, le preoccupazioni, perfino la vita stessa mi sembrano poca cosa accanto al desiderio di avervi vicino. Mi dite che mi ammirate, ma io non riesco a trovare in me nulla che meriti ammirazione: posso soltanto amarvi, e questo amore mi basta e mi spaventa insieme. Ho pensato alla vostra bellezza e alla mia morte come a due voluttà quasi inseparabili; forse perché quando si ama così intensamente persino la felicità diventa insostenibile. Stasera vi penserò come una stella, e vi pregherò da pagano, perché non conosco altro cielo che quello verso cui mi porta il vostro nome.