Magia e civiltà
💬 I successi e gli scacchi della magia
di Bronislaw Malinowski
È un fatto notissimo che nella memoria umana la testimonianza di un caso positivo oscura sempre quella di un caso negativo. Un solo successo ha importanza maggiore di molti scacchi e gli esempi che confermano la magia appaiono sempre molto più importanti di quelli che la negano. Ma vi sono altri fatti che rafforzano con testimonianze reali o apparenti le pretese della magia. Abbiamo visto che la magia rituale deve essere originata dalla rivelazione di un'esperienza reale; ma chi da questa esperienza concepì, formulò ed elargì ai suoi compagni tribali il nucleo di una nuova celebrazione magica – agendo, non si dimentichi, in perfetta buona fede – deve esser stato un uomo di genio. Chi ereditò da lui la sua magia e se ne servì, senza alcun dubbio riformandola e sviluppandola ma assieme credendo di seguire semplicemente la tradizione, deve essere stato in ogni tempo un uomo di grande intelligenza, energia ed iniziativa. Dev'essersi trattato di uomini dotati di successo in ogni evenienza: è un fatto empirico che in tutte le società primitive magia e personalità eminente si danno la mano. La magia viene così a coincidere col successo personale, con l'abilità, il coraggio e l'energia mentale. Nessuna meraviglia che sia considerata fonte di successo.
La fama personale del mago e la sua importanza nell'affermare la fede nell'efficacia della magia sono la causa di un fenomeno interessante: quello che può venir chiamato la mitologia in voga sulla magia. Attorno ad ogni grande stregone sorge un alone di storie sulle sue cure o le sue uccisioni meravigliose, le sue catture, le sue vittorie, le sue conquiste in amore. In ogni società primitiva tali storie formano la spina dorsale delle credenze sulla magia perchè, sostenute come sono dalle esperienze emozionali che ciascuno ha avuto in proprio, la cronaca corrente dei miracoli magici afferma le sue pretese al di là di ogni dubbio o cavillo. Ogni mago che si rispetti oltre le manifestazioni tradizionali della sua professione, oltre la filiazione magica da chi lo precedette, deve guadagnarsi la sua patente personale di produttore di miracoli.
Così il mito non è un prodotto di età passate, che sopravvive soltanto come pigra e inutile narrativa: è una forza viva, che costantemente produce nuovi fenomeni, costantemente appoggia la magia con nuove testimonianze. La magia si muove nella gloria di una tradizione passata, ma crea anche la sua atmosfera di mito che perennemente nasce. Come vi è un corpo di leggende ormai fisse, standardizzate e costituenti il patrimonio di tradizioni della tribù, così vi è sempre una corrente narrativa sul tipo di quella sui tempi mitici. La magia è il ponte tra l'età dell'oro di una creatività primordiale e il potere attuale di produrre dei miracoli. Perciò le formule magiche sono piene di allusioni mitiche che, al momento in cui sono pronunciate, incatenano i poteri del passato e li immettono nel presente. [...]
✦ Ernesto de Martino. Magia e civiltà: antologia di testi. Garzanti, 1962
Perché crediamo più facilmente al prodigio riuscito che ai cento falliti? La memoria fa già una parte del lavoro: trattiene il successo, lascia sbiadire gli scacchi. Poi arriva il mago, che raramente è un uomo qualunque: personalità, intelligenza, coraggio e capacità d'iniziativa gli procurano successi reali, e quei successi finiscono naturalmente sul conto della magia. Attorno a lui, intanto, le storie cominciano a moltiplicarsi: guarigioni, vittorie, conquiste, meraviglie. Il mito non dorme dunque in un passato remoto; nasce sotto gli occhi di chi racconta, si alimenta di ogni nuova conferma e riconduce il presente all'età prodigiosa delle origini. Così la magia trova sempre nuove prove della propria verità, perché ogni miracolo riuscito diventa memoria e ogni memoria, raccontata abbastanza a lungo, può diventare mito.