Il gallo rosso vola verso il cielo
💬 Dente di leone e inizio (2/2)
Man mano che crescevano le fitte, tirava a sé con le due mani ciuffi d'erba e mazzi di fiori, e soffiava sul capo rotondo e intatto dei soffioni. Guardava i frutti bianchi librarsi e tornare poi a lei. Soffiava più forte, e i semi bianchi, innumerevoli, entravano nel filo del vento e volavano sempre più in alto. E ancora soffiava e soffiava, mentre il dolore aumentava: soffiava piangendo, e fra le lacrime vide che di colpo i fiori del soffione avevano ricoperto il cielo intero.
No, il cielo non c'è più, le sembrò. È tutta lana soffice e solleticante di pappi. Non si vede più neanche il sole: la volta incandescente del cielo si è intessuta di fiori. Non ci sono nemmeno i monti aguzzi: il bosco è sbiancato. Anche la terra, su cui essa giace vestita di stracci, non è più dura: il letto degli sventurati, dei mendicanti e dei vagabondi, di quelli che ha incontrato la mattina sulla strada di Lješnica.
Continuava a soffiare, senza asciugare le lacrime che le solleticavano sempre più le guance, e pensava quanto sarebbe stato bello adornare e ricoprire tutta la terra e il cielo intero di soffioni e di altri fiori. I dolori, allora, cesserebbero, calcolava. E parimenti, immaginava, non ce ne sarebbero più. E tutto sarebbe bello e lucente come prima, diceva in un bisbiglio.
Giaceva sul poggio, nella radura, e guardava lo sciame di semi bianchi agitarsi e vorticare, diradarsi e tornare a infoltirsi, portato dal vento rovente; continuando a muoverla e a pettinarla con le dita, guardava l'erba tristemente brucata sgualcirsi.
E non vedeva la valle, che cominciava un centinaio di metri sotto di lei; né la strada polverosa che portava al borgo; né il fiume, che invano insisteva a rincorrere la strada brutta e sudicia, infilandosi fra le macchie d'ontani e di salici.
Non vide, né potrà vederli mai più, alcuni pappi più grossi cominciare a staccarsi dallo stormo scompigliato, e calare a terra in bianchi cerchi.
Il primo pappo cadde accanto alla strada e intrecciò la sua con l'ombra di un pero selvatico: presto qualcuno verrà a distenderci le gambe stanche. Insanguinate, insensibili, quasi scheletriche, le gambe giaceranno una accanto all'altra. Saranno scaldate e arrostite dalla polvere e dal sole; e intanto si muoveranno, si toccheranno. Così allungate, così abbandonate, faranno venire in mente a ogni passante le lucertole coperte di piaghe, stordite, che non trovano pace un istante. Quattro gambe umane polverose, ostinate, con le piante dei piedi rivolte ad oriente.
Il secondo pappo, simile a un gabbiano, calò in mezzo al cimitero musulmano, che solo un recinto di filo arrugginito difendeva dalla strada: qui certi uomini perderanno ciò che non potranno più ritrovare e riavere. Soffriranno della perdita e, per la prima volta da quando si conoscono, si stringeranno l'uno all'altro. Resteranno abbracciati così saldamente che anche le loro lacrime si mescoleranno. Saranno sorpresi dalla notte e dai primi spaventi, accanto al bianco fiore del dente di leone.
Il terzo pappo, finora il più grande, a volo obliquo si infilò nello spineto vicino a una casetta bianca, abbagliante, vicino a una turba allegra: anche qui il diavolo dalla lunga coda verrà tra poco a prendere i suoi. L'acquavite farà dar di volta il cervello alla gente: si strapperanno i codini, si tireranno orecchie e nasi; prenderanno in giro il ricurvo ospite non invitato, che non reagirà alle offese; spareranno all'uccello di fuoco, gli frantumeranno il cuore col piombo. Quando calerà la notte dai colli della Lješnica, digrigneranno i denti alla luna, e perfino alle stelle. Il diavolo dalle gambe storte e le orecchie a sventola, supererà con un salto il grande fiore del soffione, sghignazzerà e offrirà acquavite a loro già mezzi morti; sussurrerà loro, con la voce del pipistrello, di sapere dov'è volato il gallo rosso e che cosa gli succederà. La gente fisserà sbalordita il diavolo tignoso e abbaierà alla luna e alle stelle fino al fare del giorno.
Gli altri bioccoli cadevano sulla strada, che serpeggiando sotto il poggio soffocava in una calca e in un trambusto insolitamente variopinto. Prima di molti altri, passerà di qui un uomo ingobbito, dagli occhi neri, grandi, i meno lieti. Lo riconosceranno tutti dalla miseria, dal gallo, dalla tossetta. Terrà il naso tra le piume del gallo; ammiccherà senza scuotersi di dosso la polvere. E quando lo tormenteranno, proverà il desiderio di diventare uguale a loro. L'uomo scalzo porterà il gallo di fuoco e calpesterà i cacherelli di pecora e i bianchi bioccoli del soffione. [...] # Altro
✦ Miodrag Bulatović. Il gallo rosso vola verso il cielo. Feltrinelli, 1962