La storia, qui, non coincide con il semplice trascorrere del tempo né con l'esistenza materiale dei popoli: comincia soltanto quando l'uomo entra in una forma consapevole di vita comune, quando cioè compare lo Stato e, con esso, un principio universale capace di imporsi all'arbitrio individuale. L'Oriente rappresenta perciò l'«aurora» dello spirito: il primo momento in cui l'uomo riconosce sopra di sé una legge, un ordine, una sostanza etica. Ma è ancora un'alba incompiuta. Quella legge non è avvertita come propria, non nasce dall'interiorità della coscienza: viene dall'esterno, dal sovrano, dalla tradizione, dalla religione, e proprio per questo religione e Stato, potere spirituale e potere terreno, rimangono indistinti. L'uomo obbedisce, ma non si riconosce ancora nell'obbedienza. È questo il punto decisivo: la storia universale non è successione di imperi, bensì progressiva conquista della libertà come coscienza di sé. In Oriente lo spirito si è già sottratto alla pura immediatezza naturale, ma non è ancora rientrato in se stesso; ha scoperto l'universale, non ancora che quell'universale può diventare volontà propria. La grandezza e il limite di questo primo mondo storico coincidono dunque: esso ha dato all'uomo la legge, ma non ancora la libertà di riconoscersi nella legge.
Ti interessa questo libro? Chiedici la disponibilità
Rileggi il frammento e il commento, scegli mentalmente una risposta e poi scopri la soluzione.
1. Secondo la filosofia della storia di Hegel, quando si può dire che inizi la "vera" Storia universale?
Risposta corretta: B
Per Hegel la storia non coincide con il semplice trascorrere del tempo né con la mera esistenza materiale dei popoli. Essa comincia quando compare una vita etica organizzata nello Stato, cioè quando gli individui entrano in rapporto con un principio universale capace di disciplinare l'arbitrio particolare.
La A confonde quindi la storia dello Spirito con la semplice storia naturale dell'uomo: l'esistenza biologica precede la storia propriamente detta. La C individua trasformazioni economiche e sociali certamente importanti, ma non il criterio decisivo di Hegel: agricoltura e commercio non bastano, da soli, a costituire quella forma consapevole e universale della convivenza che nasce con lo Stato.
2. Perché Hegel utilizza la celebre metafora dell'«aurora dello spirito» per descrivere il Mondo Orientale?
Risposta corretta: A
L'Oriente è l'«aurora dello spirito» perché rappresenta il primo sorgere del mondo storico: l'uomo comincia a sottrarsi all'immediatezza naturale e riconosce sopra di sé un potere universale, una legge e un ordine etico. È però ancora un'alba incompiuta, perché quell'universale viene percepito come una forza esterna e non come espressione della libera coscienza individuale.
La B anticipa dunque un compimento che Hegel non attribuisce affatto all'Oriente: qui lo Spirito è soltanto all'inizio del proprio cammino verso la libertà e l'interiorità. La C cade nell'errore opposto: l'Oriente non è privo di istituzioni, ma possiede anzi Stati grandi e compatti; il loro limite consiste proprio nel fatto che l'ordine politico ed etico è già presente, ma non è ancora interiormente riconosciuto come proprio dall'individuo.
3. Nel Mondo Orientale analizzato da Hegel, qual è il limite fondamentale nel rapporto tra l'individuo e la legge?
Risposta corretta: C
Nel Mondo Orientale la legge possiede già un contenuto universale, ma resta esterna alla volontà del singolo. L'uomo obbedisce perché il sovrano, la tradizione o la religione comandano, non perché riconosca interiormente quella legge come espressione della propria volontà razionale. È questa mancanza di libertà soggettiva, non la mancanza di ordine, a costituire il limite fondamentale.
La A è quindi quasi il contrario di quanto afferma Hegel: leggi, prescrizioni morali e religione non mancano affatto; sono precisamente la loro forma esteriore e coercitiva a costituire il problema. La B introduce invece categorie politiche estranee al quadro descritto: non vi è una volontà democratica mutevole delle assemblee, ma un principio sostanziale e stabile imposto dall'alto. La difficoltà non sta nell'instabilità della legge, bensì nell'assenza della sua interiorizzazione.
4. Qual è il motore e il fine ultimo della storia universale secondo la visione hegeliana riespressa nel testo?
Risposta corretta: A
La storia universale è, in questa prospettiva, il processo attraverso il quale lo Spirito giunge progressivamente alla coscienza della propria libertà. Perciò la successione dei diversi mondi storici non vale semplicemente come cronologia: ciascuno rappresenta un grado nel rapporto fra l'universale e la libertà dell'individuo.
La B riduce la storia a ciò che Hegel vuole precisamente oltrepassare: una successione esteriore di imperi, guerre e potenze non spiega ancora il significato razionale del processo storico. La C, invece, ne rovescia la direzione: lo Spirito non tende a ricadere nell'immediatezza naturale, ma a separarsene sempre più attraverso l'interiorità e l'autocoscienza. Il punto d'arrivo non è la fusione con la natura, bensì la libertà consapevole di se stessa.