Frammenti d'autore

Lezioni sulla filosofia della storia

💬 IL MONDO ORIENTALE

Sguardo d'insieme

Dobbiamo prendere le mosse dal mondo orientale, ma solo nell'ambito in cui vi troviamo degli stati. La diffusione della lingua e la formazione dei popoli è al di là della storia. La storia è prosaica, e i miti non contengono ancora nessuna storia. La coscienza della esistenza esteriore interviene solo con determinazioni astratte; e come sussiste la capacità di formulare leggi, così vi è pure la possibilità di concepire prosaicamente gli oggetti. In quanto il preistorico è ciò che precede la vita statale, esso è al di là della vita consapevole di sè: e quando a suo riguardo si esprimono intuizioni e supposizioni, queste non sono ancora fatti. Così, potrebbe anche darsi che venisse dimostrata storicamente l'esistenza anteriore di popolazioni sui pendii montani, dai quali si discende nelle grandi pianure fluviali asiatiche. Ma solo l'esistenza etica è quella storica; e questa è cominciata nelle valli dell'Asia.

Il carattere del mondo orientale è stato già da noi determinato. Si è fatto vedere come la storia cominci, qui, con la coscienza di un potere autonomo e sostanziale, che è indipendente dall'arbitrio. Presso i negri non è ancora negata la volontà naturale del singolo; e invece solo da questa negazione procede la coscienza dell'essere in sè e per sè. Ora, questa coscienza nasce nel mondo orientale: vi è qui l'aurora dello spirito che sorge, perchè lo spirito è proprio questo, il discendere in sè. Qui sussiste un potere esistente in sè e per sè; e l'uomo è in sè e per sè solo in quanto ha rapporto con questa realtà universalmente sostanziale. Questo rapporto col potere sostanziale dà poi anche agli individui un nesso fra di loro. Solo nell'Asia abbiamo quindi per la prima volta uno stato, cioè la convivenza sotto un principio universale, che ha il potere. È per la compattezza del loro principio che gli stati orientali sono così grandi e massicci. Il potere sostanziale sussiste non nella forma della mera sostanzialità, non come una legge agente con necessità di natura, ma bensì nella forma di un governo. Nella natura, i soggetti naturali non hanno come loro oggetto la loro natura sostanziale, la loro legge, la loro specie. Ma, nell'ambito dell'umano ciò che è sostanziale è essenzialmente anche oggetto; il motore immobile è oggetto per quelli che ne sono mossi, ed essi sanno di lui come della loro propria essenza.

Il potere sostanziale contiene in sè due aspetti: lo spirito, che domina, e la natura, che sta in contrasto con esso. Entrambi i momenti sono riuniti nel potere sostanziale. C'è un signore, che fa valere il sostanziale, che come legislatore interviene contro il particolare; e questo signore è poi esso stesso una figura naturale. La ragione sussiste in sè come governante, come soggettività che attua.

Il mondo orientale ha perciò come suo principio prossimo la sostanzialità di ciò che è etico. È il primo soggiogamento dell'arbitrio, il quale naufraga in questa sostanzialità. Le prescrizioni morali sono espresse in forma di leggi, ma in modo che la volontà soggettiva venga retta da queste come da una forza esterna, in modo che ogni elemento interiore, ogni intenzione, coscienza, libertà formale non abbia luogo e che per ciò stesso le leggi non vengano applicate che esteriormente e non sussistano che come diritto coercitivo. Il nostro diritto civile contiene bensì anche prescrizioni costrittive: io posso esser tenuto a restituire una proprietà altrui, a mantenere un impegno assunto; ma l'elemento morale non risiede presso di noi unicamente nella coazione, bensì nel sentimento e nella sua compartecipazione. In Oriente anche questo viene ordinato dall'esterno, e se anche il contenuto della morale è prestabilito nel modo più giusto, è l'intimo che vien tuttavia reso estrinseco. Non manca la volontà che comandi, ma la volontà che agisca per comando interiore; e mentre noi ubbidiamo perchè attingiamo quel che facciamo alla nostra coscienza, là ciò che vale in sè è la legge, senza bisogno di questo intervento soggettivo. L'uomo ha in ciò l'intuizione non della sua propria volontà, ma di una volontà che gli è del tutto estranea. Non avendo lo spirito raggiunto ancora l'interiorità, esso non si mostra che come spiritualità naturale.

Ora, come appare determinato il carattere, la forma del governo? Il primo modo in cui il potere sostanziale ha la sua realtà si ha in quanto il sostanziale si evolve soltanto nell'interno, su terreno spirituale, e questo sviluppo rimane nell'interno: il regno della religione, della moralità, della scienza. Qui il sostanziale è saputo, ma come un potere spirituale sul piano del pensiero. Il secondo modo, invece, si ha in quanto il sostanziale appare e vien saputo nell'effettiva forma della coscienza; esso è così il potere che governa nella forma di un reggimento mondano. Nell'Oriente, aurora dello spirito, questa differenza non giunge a consapevolezza; non avendo lo spirito, nella sua ascesa, raggiunto ancora il grado dell'essere per sè, della libertà, dell'interiorità, esso si mostra solo come spiritualità naturale, e l'interiore e l'esteriore, lo spirituale e il naturale non sono ancora separati. Lo spirito appare dunque in forma di realtà naturale; e si deve dire qui che l'uomo, com'esso esiste, è coscienza immediata.

Come l'esteriore e l'interiore, la legge e l'accorgimento sono ancora tutt'uno, così anche la religione e lo stato. La differenza tra la spiritualità come tale e un regno mondano non appare ancora in Oriente. La forma del reggimento, la costituzione può esser caratterizzata come teocrazia. Il regno di Dio è anche regno di questo mondo, e il regno di questo mondo è anche regno di Dio. Ciò che noi chiamiamo Dio, inizialmente non c'è: questo Dio è ancora determinato in ciò che è altro da esso. Solo nella coscienza pensante avviene per la prima volta una tale separazione ed elevazione al soprasensibile. In Oriente, invece, si ha solo l'inizio della storia; là Dio è solo il Dio astratto, ma secondo la sua determinatezza naturale Dio assume perciò una figura presente, e in modo tale, che il reggitore mondano è Dio, e Dio è reggitore mondano. (Nel Cristianesimo Iddio è pure presente, ma in concreta libertà, come spirito: v. Marco, I, 15; Matt., III, 2. A differenza dall'impero divino orientale, quello cristiano non appartiene all'αἰὼν οὗτος ma bensì all'αἰὼν μέλλων).

L'individualità in Oriente non è ancora rientrata in sè; non ha ancora costruito in sè un regno della libertà soggettiva. Il principio teocratico non è nella coscienza, non è qualcosa di pensato, ma esiste nella forma dell'unità dello spirituale e del naturale, che è spesso ritenuta come la cosa suprema, mentre invece può rappresentare solo il punto di vista infimo, aconcettuale. Lo spirito è ciò che domina, e nella sua immediata unità con l'elemento naturale esso è lo spirito privo di libertà. La legge morale è qui imposta all'uomo, non è sapere suo proprio; egli non ubbidisce liberamente, ma soltanto ubbidisce. La legge della volontà è per lui quella di un despota. [...]
✦ G.G.F. Hegel. Lezioni sulla filosofia della storia. La Nuova Italia, 1947

La storia, qui, non coincide con il semplice trascorrere del tempo né con l'esistenza materiale dei popoli: comincia soltanto quando l'uomo entra in una forma consapevole di vita comune, quando cioè compare lo Stato e, con esso, un principio universale capace di imporsi all'arbitrio individuale. L'Oriente rappresenta perciò l'«aurora» dello spirito: il primo momento in cui l'uomo riconosce sopra di sé una legge, un ordine, una sostanza etica. Ma è ancora un'alba incompiuta. Quella legge non è avvertita come propria, non nasce dall'interiorità della coscienza: viene dall'esterno, dal sovrano, dalla tradizione, dalla religione, e proprio per questo religione e Stato, potere spirituale e potere terreno, rimangono indistinti. L'uomo obbedisce, ma non si riconosce ancora nell'obbedienza. È questo il punto decisivo: la storia universale non è successione di imperi, bensì progressiva conquista della libertà come coscienza di sé. In Oriente lo spirito si è già sottratto alla pura immediatezza naturale, ma non è ancora rientrato in se stesso; ha scoperto l'universale, non ancora che quell'universale può diventare volontà propria. La grandezza e il limite di questo primo mondo storico coincidono dunque: esso ha dato all'uomo la legge, ma non ancora la libertà di riconoscersi nella legge.

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Mettiti alla prova: Hegel e la Filosofia della Storia

Rileggi il frammento e il commento, scegli mentalmente una risposta e poi scopri la soluzione.

1. Secondo la filosofia della storia di Hegel, quando si può dire che inizi la "vera" Storia universale?

  • A) Con la semplice comparsa biologica dell'essere umano e il trascorrere del tempo naturale.
  • B) Quando l'uomo entra in una forma consapevole di vita comune attraverso la nascita dello Stato e di un principio universale.
  • C) Nel momento in cui i popoli nomadi abbandonano la caccia per dedicarsi all'agricoltura e al commercio.
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Risposta corretta: B

Per Hegel la storia non coincide con il semplice scorrere del tempo (storia naturale). La vera storia comincia solo quando nasce lo Stato, poiché è l'istituzione che impone una legge e un ordine universale capaci di superare l'arbitrio dei singoli individui.

2. Perché Hegel utilizza la celebre metafora dell'«aurora dello spirito» per descrivere il Mondo Orientale?

  • A) Perché l'Oriente rappresenta il primo momento storico in cui l'uomo riconosce sopra di sé una legge, un ordine e una sostanza etica.
  • B) Perché la filosofia e la scienza razionale hanno raggiunto il loro massimo compimento storico in Oriente.
  • C) Perché i popoli orientali vivevano in una condizione di totale caos e assenza di istituzioni politiche.
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Risposta corretta: A

L'Oriente è l'«aurora» (il sorgere del sole del mondo storico) perché segna il distacco dello spirito dall'immediatezza naturale: l'uomo per la prima volta riconosce una legge sopra di sé. Tuttavia, è un'alba incompiuta perché tale ordine non nasce dall'autocoscienza interiore.

3. Nel Mondo Orientale analizzato da Hegel, qual è il limite fondamentale nel rapporto tra l'individuo e la legge?

  • A) La totale mancanza di codici scritti e di tradizioni religiose strutturate.
  • B) Il fatto che le leggi cambino continuamente a seconda della volontà democratica delle assemblee popolari.
  • C) Il fatto che la legge venga avvertita come esterna e imposta dall'alto (dal sovrano o dalla religione), senza nascere dall'interiorità della coscienza.
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Risposta corretta: C

In Oriente il potere spirituale e quello terreno sono indistinti. L'uomo obbedisce alla tradizione e al sovrano in modo eteronomo: riconosce l'universale, ma non ha ancora scoperto che quell'universale può e deve coincidere con la sua libera volontà interiore.

4. Qual è il motore e il fine ultimo della storia universale secondo la visione hegeliana riespressa nel testo?

  • A) La progressiva conquista della libertà intesa come coscienza di sé dello Spirito.
  • B) La semplice e inevitabile successione cronologica di imperi militari sempre più vasti.
  • C) Il ritorno dello spirito umano a una condizione iniziale di totale fusione con la natura incontaminata.
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Risposta corretta: A

Per Hegel la storia del mondo è il teatro dello sviluppo dello Spirito che impara a conoscere se stesso. Il suo percorso non è un accumulo casuale di eventi, ma un cammino razionale verso la realizzazione e la consapevolezza della libertà umana.