L'ancien regime
💬 LA FRANCIA TRA '500 E '700
III. CONFLITTI E DEVIANZA
IL CRIMINE E LA STREGONERIA (2/4)
Delirio dei giudici e realtà delle pratiche di magia
La stregoneria è sempre alla moda, e Michelet ne è per buona parte responsabile. La sua Sorcière colpisce la nostra immaginazione affascinata dall'immagine della donna ribelle e perseguitata, sacerdotessa di culti tenebrosi, estromessa dalla storia da preti e razionalisti. La duplice immagine di Satana e della strega sulfurica e romantica unisce in un medesimo émpito la condanna dei preti e dei giudici e l'esaltazione delle forze della natura, terra promessa al di fuori del tempo. Insomma, una contro-società e il diabolico in presa diretta. Nella stregoneria, lo storico vede però altre cose: la copia speculare e opposta della vitalità religiosa, e l'illustrazione esemplare del conflitto tra concezione popolare del sacro e visione colta della religione, in cui il diavolo non è sempre là dove si crede.
I testi, con i nomi dei più famosi rappresentanti dell'élite giudiziaria e intellettuale, sono a disposizione di tutti: Jean Bodin, Boguet, Pierre De Lancre, Spenger, senza dimenticare gli autori del manuale di base degli inquisitori: Eymerich e Peña. Tra il XVI e il XVII secolo, il loro lavoro consisterà nel redarre la vulgata dei comportamenti satanici e le norme di una procedura senza appello e terrificante: «Al rogo le streghe!». Questi testi, messi al confronto con le cronache criminali dei parlamenti (ma occorrerebbe esaminare anche gli archivi locali, perché molti processi non sono mai arrivati in appello) permettono di far luce sull'immaginario dei persecutori e sulla realtà dei perseguitati; il declino del satanismo è legato al gioco fra queste due istanze perpetuamente confuse tra loro.
L'evoluzione del punto di vista dei giudici sul problema è ben nota, Robert Mandrou vi ha dedicato la sua tesi. Un primitivo fondo di credenze pagane a proposito delle streghe – ricorso al sortilegio, pratiche strane e inquietanti già evocate da Luciano, una congerie di fantasie medievali che vedono le streghe attraversare i muri e cucinare abominevoli misture in satanici calderoni – riprende improvvisamente vita nella lotta ingaggiata contro le eresie. La tolleranza medievale, comprensibile in un periodo in cui la stregoneria non mette a repentaglio l'ordine delle cose, cede il posto a una spietata caccia alle streghe quando le eterodossie si diffondono da ogni parte. Appare allora sulla scena una demonologia scritta che pesca a piene mani nella demonologia orale, gli inquisitori costruiscono valendosi di torture, denunce e maldicenze gli stereotipi del sabba. Questi stereotipi, tra il XIV e il XVI secolo – il Maleus maleficarum è del 1486 – si propagano per tutta Europa, conoscendo tramite stampa una vasta diffusione. Si tratta della «vulgata della confessione» (Favret) utilizzata per due secoli dalla macchina giudiziaria francese. La fase più acuta del satanismo e il periodo delle grandi persecuzioni coincidono con la crescita delle esigenze spirituali e con lo svilupparsi delle guerre di religione, che favoriscono il sospetto e il proselitismo, nel momento stesso in cui il rafforzamento delle antiche certezze spinge a condannare le manifestazioni diaboliche di quelle forze che destabilizzano l'ordine sociale e mentale.
Che siano le streghe a scatenare le pestilenze è, come si sa, un'invenzione dei giudici, ma questo non significa che le pratiche di stregoneria siano immaginarie, una semplice proiezione delle angosce libidinose dei magistrati. Di fatto, la denuncia della strega rivela il fallimento della pratica magica: il contadino che denuncia non vuole far sparire questo genere di pratiche, ma semplicemente vendicarsi di un insuccesso. La denuncia, poi, di norma, non proviene da persone incolte, ma da gente istruita, da piccoli letterati di villaggio, che sono spesso all'origine di feroci repressioni – per esempio, i linciaggi. La marea di satanismo e la sua punizione sono la contropartita della fede che si affina, un «cristianesimo alla rovescia» (Delumeau), come prova l'inversione dei rituali; una vera e propria contro-religione, come dice Bérulle nel suo Traité des énergumenes . [Continua ]
✦ Pierre Goubert, Daniel Roche. L'ancien regime. Vol. II: Cultura e Società. Jaca Book, 1987
La strega dei tribunali e quella dei villaggi non sono la stessa figura. La prima nasce dall'incontro fra antiche credenze, lotta all'eresia, manuali demonologici, torture e confessioni modellate su uno stereotipo ormai pronto; la seconda appartiene a un mondo in cui sortilegi, guarigioni, malefici e vendette fanno ancora parte della vita quotidiana. Per questo la persecuzione non si spiega né con la sola fantasia dei giudici né con l'inesistenza delle pratiche magiche. Il punto decisivo è il loro incontro: credenze popolari diffuse e un apparato colto che le ricompone in sistema, trasformando il disordine locale in prova di una contro-religione. È allora che la magia diventa satanismo e il sospetto può diventare rogo.