Le rose del ventennio
💬 Il quarto ordine del Vittoriale
Negli ultimi mesi del 1924, il ministero della Marina venne nella determinazione di assegnare la prora della nave Puglia a Gabriele d'Annunzio, il quale aveva fatto richiesta di quell'importante cimelio dàlmata per collocarlo nei pressi del Vittoriale, in modo che diventasse una specie di altare sul quale il poeta aveva intenzione di celebrare, periodicamente, i riti augurali dell'irredentismo insoddisfatto. Subito dopo il decreto ministeriale, i pezzi della nave cominciarono a partire dall'arsenale della Spezia, dove la Puglia si trovava in demolizione, alla volta di Gardone Riviera. A Gardone, il ministero aveva distaccato, in missione straordinaria, un giovane e simpatico capitano del genio navale, Fortunato Silla, al quale era stata affidata la direzione dei lavori. Il capitano, giudicando poco pratico e, soprattutto, antieconomico trasportare integralmente dalla Spezia al Vittoriale la fatidica prora, decise di ricostruire lo scafo della medesima adoperando lastre di comune lamiera e volgare bandone, acquistate al commercio. L'autenticità del cimelio veniva così ristretta alle sole attrezzature: bitte, sartiame, bocche di rancio, battagliole, ancore, cubie. Il tutto collocato su un basamento di calcestruzzo, in mezzo a quattro malinconici cipressi.
Nonostante la non lieve adulterazione della prora, D'Annunzio se ne mostrava entusiasta. Seguiva personalmente i lavori, che «fervevano instancabili» a qualche centinaio di metri dall'Eremo, e quasi giornalmente andava a visitare le maestranze, alle quali recava il conforto di alate parole, citazioni classiche e «libagioni». Il comandante chiamava tutti con nomi appositamente escogitati a seconda dell'arte di ciascuno, e amava accarezzare, con le mani morbide e bianche, i rudi attrezzi, i legnami e le ferramenta. Indossava, di solito, un abito grigiochiaro, a un solo petto, col panciotto: aveva sotto il mento, leggermente ingrassato, una farfallina color sangue di drago e in testa un berretto a visiera, di tipo turistico. Non vedeva l'ora che la prora fosse compiuta. Immaginava di salire un giorno sul ponte di comando, per dare inizio a una crociera ideale verso il riscatto di Spàlato. La bassa e intensa verzura gardesana, all'intorno, avrebbe riprodotto con sufficiente fedeltà le onde dell'Amarissimo. Il capitano Silla, primo «artefice» della ricostruzione, abitava al Vittoriale ed era carissimo a D'Annunzio, il quale lo convocava a rapporto ogni pomeriggio, gli dava raffinati consigli letterari ma non privi di pretese tecniche, e gli offriva preziosi bicchierini dei due principali liquori di sua invenzione: la «cofficiucca» e il «cerasello». Mentre a Gardone le cose procedevano a questo modo, alla Spezia la faccenda della Puglia aveva i suoi sviluppi di carattere burocratico e amministrativo.
A quel tempo, la direzione amministrativa delle costruzioni navali presso l'arsenale spezzino era tenuta da un maggiore commissario, meridionale, sulla quarantina, di media statura, bruno, vivace e fantasioso che si chiamava Carlo Pensotti. Nonostante quell'ufficiale fosse naturalmente versato alla rigida disciplina dei numeri, tanto che aveva sentito il bisogno, già capitano, di perfezionare con la laurea in economia e commercio il suo diploma di ragioniere, era tutt'altro che insensibile ai richiami della letteratura e dell'arte. Come su molti della sua generazione, D'Annunzio aveva esercitato su di lui un fascino straordinario, con l'opera multiforme e l'avvincente biografia. Fin dagli anni giovanili, quando il maggiore stava facendo con profitto i suoi studi nel Convitto Nazionale di Assisi, l'immagine di Gabriele, conteso dalle principesse romane e letto con segreto ardore dalle fanciulle, aveva profondamente impressionato la fantasia del futuro ufficiale di Marina. Egli aveva sempre sperato di incontrare il poeta d'Alcyone , e all'epoca dell'impresa fiumana aveva perfino accarezzata l'idea di abbandonare i quadri regolari per andarsene a militare sotto le insegne del glorioso ribelle. Solo l'incertezza dell'impresa e un lodevole senso di responsabilità verso la famiglia (moglie e due figli) avevano trattenuto il maggiore dal mettere in esecuzione il suo piano. Adesso che la pratica della Puglia , sia pure in senso del tutto amministrativo, era di sua diretta competenza, l'ufficiale commissario era fermamente deciso a fare tutto il possibile per realizzare il proprio sogno: avvicinare D'Annunzio. [...]
✦ Gian Carlo Fusco. Le rose del ventennio. Rizzoli, 1975
La prora della Puglia approda sul Garda già trasformata in reliquia: un poco nave, un poco scenografia, un poco fede. Che lo scafo autentico sia stato sostituito da comune lamiera non sembra turbare nessuno; basta che restino bitte, ancore, sartiame, qualche ferro vero perché l'immaginazione completi il resto. Il comandante veglia sui lavori, ribattezza gli operai, dispensa citazioni e liquori, e tra quattro cipressi prepara una crociera verso Spàlato senza muoversi da Gardone. Ultimata la nave, al Vate non sarebbe rimasto che salpare dal Vittoriale e andare a liberare la Dalmazia: spirito indomito, in fondo, anche quando il mare fosse di verzura.