Frammenti d'autore

Il cavallo a dondolo

💬 Arti

Alla fine della prima guerra mondiale, l'americano Seldes ha pubblicato un celebre testo intitolato: The seven Arts, le sette arti, in cui si sosteneva che le arti del nostro tempo sarebbero state il cinematografo, il jazz, la radio, i comics eccetera, in opposizione alle forme tradizionali del teatro, del concerto, della pittura eccetera. Felice preveggenza! Questa classificazione, lungi dall'essere, come sono ingenerose molte classifiche, solamente capziosa, ha un grande interesse sociologico. A otto lustri di distanza dal tempo in cui il Seldes l'ha enunciata per primo, ritroviamo, paro paro, nella sua lista tutte le forme che oggi si esprimono attraverso ai mass media, alle comunicazioni di massa. Cerchiamo di trarne qualche tema di riflessione. Da una parte ci sono forme d'arte aristocratiche, dall'altra, grazie soprattutto ai mezzi ubiqui di riproduzione elettronica, forme d'arte democratiche. Quale dovrebbe essere il compito di una società in reale progresso? Aizzare, monotonamente, gli uni contro gli altri, i tradizionalisti e i modernisti? Contrapporre l'una forma all'altra, all'infinito? Parlare di «supremazia», col piglio dell'armi, in nome della Tradizione o della Rivoluzione? Non ci pare, codesto, il buon cammino. Contro lo sterile radicalismo, un altro processo è molto più interessante: lo sforzo di rendere democratiche, il più possibile, le antiche forme dell'arte e offrire l'occasione al film, alla televisione, perfino al «fumetto», di acquisire, sull'opposto clivo, le loro lettres de noblesse. Ecco tutto. Codesto processo è in atto da almeno venti anni. Ci sono molti intellettuali che non se ne rendono conto, ma l'uomo della strada ha visto giusto. Non c'è solamente il lettore di fumetti da una parte e dall'altra l'esegeta di Joyce. Ci può essere l'ottimo lettore di un eccellente fumetto (come Longanesi che si dichiarava fervente ammiratore della serie «Le crime ne paie pas» pubblicata ogni giorno da France-Soir) e ci può essere il pessimo lettore del più eleusino dei volumi critici, che vale, in un bilancio ideale, molto meno del sullodato deliberatore di fumetti. Non ci sono forme nobili e forme vili nella cultura contemporanea. Ci sono forme in movimento. E chi non le vede muovere o è cieco, o fa il guercio a scanso di responsabilità. # Altro
✦ Enrico Fulchignoni. Il cavallo a dondolo. Il Borghese, 1970

La cultura diventa sterile quando si mette a sorvegliare i confini invece di osservare ciò che accade al loro interno. Cinema, jazz, radio, fumetto non sono forme «minori» per nascita, così come teatro, musica e letteratura non diventano nobili per diritto ereditario. Conta ciò che una forma riesce a fare, e conta anche lo sguardo di chi la incontra: si può leggere splendidamente un fumetto e miseramente Joyce. La vera distinzione, allora, non passa fra alto e basso, antico e moderno, aristocratico e popolare, ma fra ciò che continua a muoversi e ciò che si irrigidisce nella propria dignità. Talvolta il pregiudizio culturale è soltanto immobilità travestita da buon gusto.

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