Il cavallo a dondolo
💬 Pappagallo in famiglia
A cinquant'anni d'età ho finalmente coronato un sogno: ho comprato un pappagallo. Un pappagallo vero, di quelli in penne e ossa, come si vedono nelle illustrazioni di Salgari, sulle spalle dei bucanieri con la gamba di legno. «Che bella notizia!», direte voi. Vi compiango. Io avevo, oscuramente, nel subconscio, il sentimento del valore dei pappagalli nell'economia dell'universo... Ebbene, la realtà supera di mille cubiti ogni supposizione. So che, da oggi, mi fanno sorridere i proprietari di cani, gli smancerosi padroni di gatti. Seguitano a tediarci con la loro psicologia primitiva, con l'elementarità dei loro riflessi. Un pappagallo racchiude, nel mistero delle sue strutture, come le statue di Budda, la terra, l'acqua, il fuoco, il vento e lo spazio.
Il mio pappagallo non parla. Forse non parlerà mai. Ma c'è nei suoi schiamazzi, nei suoi fischi, nei cupi boborigmi della sua faringe, tutta la poesia delle foreste inesplorate. Sì, non parla, è vero, ma che forse i baobab parlano? Parlano gli alberi di caucciù? Parla l'ippopotamo, l'alligatore, il giaguaro? E anche lui, il mio pappagallo, non parla. In verità, quando me l'ha venduto, il proprietario del negozio ha alluso a future concioni, a eloquenti sproloqui del pennuto che stava a guardarci rimminchionito dal fondo d'un gabbione. Ma io sapevo bene ch'erano tutte bugie. Quella non era faccia da oratore . Ora l'abbiamo in casa da un mese. E dire che forma il pregio d'una modesta dimora, non è troppo pretendere. È una benedizione della sorte, è una sfida alle stagioni, un carnasciale della natura. Esce dalla gabbia ogni volta che gli aggrada, mangia a tavola con noi, razzola fra la cenere del mio sigaro e fra i giornali di mia moglie. Passeggia per terra, a mezz'aria, e sulle cornici dei quadri con lo stesso sussiego e, quando vuol riposarsi, si mette a pancia all'aria, con le zampe all'insù e la testa piegata da una parte, con un atteggiamento insieme assurdo e pacifico di topo che giuochi a fare il morto. Chi glielo avrà insegnato? Mistero.
Ma che posso aggiungere a significare la nostra continua stupefazione? I miei figli avevano espresso un tenace scetticismo sulle sue capacità di volo. E difatti, per quasi due settimane, l'amico s'era arrampicato a destra e sinistra a forza di becco, scivolando come una scimmia fra gli elementi del termosifone o i piedi delle seggiole. Volare, come se non esistesse. Il miracolo successe a tavola, una domenica. Ficcando il naso fra i gusci di noci e le mandorle, che avevamo nei piatti, gli venne fatto di tuffare il becco in un bicchiere di vecchio Borgogna, stappato per festeggiare le feste natalizie. Misericordia! Lo vedemmo alzarsi dal vino a volo librato, verticale e fremente come un colibrì, su su, fino al soffitto... Ricadde poi, planando a distanza, come la leggenda dice facesse il Beato Antonio da Cupertino, il santo protettore dell'Aeronautica. Da quel giorno non ha volato più. I fratelli Wright, Leonardo da Vinci, i superjets debbono stargli antipatici. Cammina. È un passeggiatore di prima forza.
Ha cinque o sei differenti modi di camminare. Certe volte avanza fierissimo col passo dell'oca, come un soldato del Kaiser. Altre volte, quando gli va a genio, traversa l'intera stanza, strascinandosi a balzelloni, ora a destra, ora a sinistra, grottesco, solenne e strisciante come Don Basilio mentre tuona l'aria della «Calunnia...» Certi giorni, invece, procede soltanto a balzettini civettuoli, come quegli uccellini di latta che si regalano ai neonati. Poi si ferma di colpo e rientra nella gabbia. Altre volte non gli va di camminare. Preghiere, minacce, suppliche, insulti non servono a niente.
Ha deciso di non camminare e non ci sono ragioni che tengano. Nessun personaggio di De Filippo è più cocciuto di lui nella rabbiosa pigrizia. Bisogna lasciargli passare le fresche che sta ruminando. Forse lontani ricordi del suo passato pappagallesco. Ora, il calcolo è presto fatto: è entrato in casa e vivremo insieme fino all'ultimo sospiro. Sulla longevità dei pappagalli ho speso in biblioteca un intero pomeriggio. I pareri sono concordi. Dal settecentesco Saint-Hilaire a Buffon, dal classico Brehm al nostro eminente Chigi, gli ornitologi del mondo intero non hanno dubbi: un minimo di mezzo secolo di vita non glielo leva nessuno. (Senza dire di quel pappagallo trovato nel primo Ottocento dallo Humboldt in un villaggio delle Ande, che era l'unico a parlare il dialetto d'una tribù estinta centocinquant'anni prima e che per ciò fu presentato all'Accademia di Berlino, in seduta plenaria.) Questo dell'eloquio è stato uno dei punti deciso democraticamente in concilio di famiglia. # Altro
✦ Enrico Fulchignoni. Il cavallo a dondolo. Il Borghese, 1970