Frammenti d'autore

Sotto l'occupazione nazista...

💬 II. Il «Litorale Adriatico»

Nell'ottobre 1943 l'occupazione nazista, da fatto prevalentemente militare diventa fatto «politico» di proporzioni allarmanti, per l'insediamento di un'amministrazione nazista la quale, sotto la direzione del gauleiter di Salisburgo Friedrich Rainer, «Supremo Commissario della Zona di Operazioni del Litorale Adriatico» (nuova denominazione delle provincie di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana), assume il potere politico, civile, giudiziario ed il pieno controllo dell'economia di tutta la zona.

Nel Trentino-Alto Adige sono prese analoghe misure e il 17 settembre '43 il gauleiter del Tirolo e Voralberg, Franz Hofer di Innsbruck, assume il potere «per ordine di Hitler», come annuncia a un gruppo di esponenti della vita civile ed economica di Trento da lui convocati nella sede della Banca d'Italia. Le tre provincie di Trento, Belluno e Bolzano sono costituite in Zona di Operazioni delle Prealpi (Alpen Vorland).

Anche a voler prescindere da ogni altra considerazione politica e da un'analisi accurata della stretta relazione esistente fra il «Litorale Adriatico» e i disegni annessionistici tedeschi sulla Venezia-Giulia e il Trentino-Alto Adige che Hitler, come ricorda nel suo «diario» Goebbels, promuove e asseconda d'accordo con i potenti e «impazienti» gauleiter Hofer e Rainer, l'attenzione del cronista non può non soffermarsi sui lineamenti dell'amministrazione nazista nella regione. Questa viene esercitata con criteri dispotici smisurati, come un vero e proprio «jus vitae necisque» sulle popolazioni. Non è il sopruso brutale dell'occupatore militare, o del vincitore, che si vendica del «tradimento» e reagisce spietatamente ai tentativi di ribellione. È anche questo, ma assai più di questo. È l'applicazione «codificata» dei sistemi di politica interna del III Reich, dove Hitler «Signore della Guerra» è diventato con decreto del Reichstag dell'aprile 1942 «Oberster Gerichtsherr», cioè supremo signore delle leggi, provvisto dell'autorità di cassare sentenze e di sostituirsi ai tribunali; dove Himmler, Eichmann, Kaltenbrunner, Bormann, Schellemberg, S.S., S.D. e Gestapo sono, assieme ai gauleiter, dei potentissimi vassalli i quali amministrano le loro fette di potere con i criteri di un assolutismo nichilista che segna la distruzione di ogni ordine naturale e positivo e il superamento di ogni tradizionale concezione dello Stato, per quanto gretta, totalitaria e poliziesca essa sia.

Questo trasferimento di sistemi che riproducono nella Venezia Giulia la realtà dello «Stato delle SS», è di per se stesso una «prova» delle intenzioni germaniche, altrettanto valida delle documentazioni e delle testimonianze. Qui Rainer, come Hitler in Germania, diventa un «signore della legge» padrone assoluto nel «Gau» di nuova costituzione. Un padrone che decreta con ordinanze che hanno il valore di leggi che «il Supremo Commissario può anche di sua iniziativa e su proposta dei capi delle S.S. e Polizia annullare le decisioni dell'autorità giudiziaria, sospendere processi pendenti, nonchè ordinare che il processo sia tenuto presso una determinata autorità giudiziaria, mentre il diritto di grazia è avocato al Supremo Commissario». Massimo ufficio giudiziario nel Litorale, stabiliscono le sue ordinanze, diventa il «gauleiter», dal quale dipendono tutti i magistrati, avvocati, notai, Corti d'Appello, Procure, Tribunali e Preture. Egli può modificare, innovare radicalmente, codici e ordinamenti, interferendo sia nella legislazione penale che in quel la civile.

È solo un esempio della portata e del significato del nuovo ordine di cose nella Venezia Giulia. Fatta eccezione per il Trentino-Alto Adige dove la situazione è per molti aspetti analoga a quella giuliana, non c'è misura di confronto con le altre provincie italiane. Lunghissimo è l'elenco delle disposizioni in materia economica, sociale, amministrativa, scolastica. Tutto viene sconvolto: l'autorità tedesca estromette brutalmente da ogni settore quella fascista, costringe lo stesso Mussolini a subire, oltre ai tanti fatti compiuti, anche quello estremamente umiliante della nomina dei Prefetti e Podestà italiani da parte del «gauleiter»; a rinunciare rapidamente all'insediamento e alle visite ispettive dei suoi funzionari; ad accontentarsi che le raccogliticcie forze armate «repubblicane» – che possono venir reclutate solo su base volontaria – siano poste agli ordini dei comandi tedeschi; che alcuni reparti prestino giuramento al III Reich; che la Guardia Nazionale Repubblicana si trasformi in Milizia per la Difesa Territoriale e sia posta sullo stesso piano dei reparti collaborazionisti slavi reclutati in zona e inquadrati, come quelli fascisti, in una «landschutz» territoriale sorvegliata dalle S.S. alle quali spettava, come depone il Rainer davanti ai giudici del tribunale della IV armata jugoslava, l'istruzione, il controllo e l'organizzazione di queste truppe. [...]
✦ Galliano Fogar. Sotto l'occupazione nazista nelle provincie orientali. Del Bianco, 1968

Non si tratta più soltanto di un esercito straniero che occupa un territorio, o di una ritorsione per il "tradimento" subìto: nell'autunno del 1943 il potere nazista quel territorio comincia a ridisegnarlo, ad amministrarlo, a gestirne la giustizia, a controllarne l'economia e la vita civile. Il «Litorale Adriatico» e l'«Alpen Vorland» diventano così qualcosa di più inquietante di semplici zone militari: laboratori nei quali l'ordinamento del Reich viene trasferito direttamente sulle popolazioni occupate. Che cosa resta dello Stato quando il potere può insieme fare la legge, amministrarla e sospenderla? Resta una gerarchia di uomini investiti di autorità pressoché illimitata, per la quale il sopruso non è più eccezione o vendetta: diventa sistema, procedura, forma stessa di governo.

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