Frammenti d'autore

Vocazione d'artista

💬 Avvertenza ai giovani artisti

Consideriamo un poco lo stato del mio spirito in quel tempo. Io sentivo entro di me una invincibile inclinazione allo studio della scultura e fin da bambino disfogavo quella brama come meglio io poteva; col crescere degli anni, questa inclinazione quanto più repressa e contrariata per la povertà del mio stato e per l'avversione di mio padre, tanto più divenne una vera passione. Fatti alcuni studii che mi davano diritto a bene sperare, incoraggiato dai maestri, presa pratica sul marmo, non mi è dato trovar lavoro. E non basta. Sono umiliato fino a sentirmi dire da un lavorante, al quale mi ero rivolto e che era come ministro in uno Studio di artista straniero, che per me non c'era da fare, perchè i lavori di quello Studio erano di una difficoltà superiore alle mie forze. Trangugiai l'amaro boccone, ma non disperai: non disperai e m'afforzai nello studio e nella ferma volontà di dar ragione a me e torto agli altri. Si aggiunga che io non ero solo, avevo moglie e famiglia, ma non importa; e dacchè le prime profezie su me, che io non sarei mai stato buono a nulla nell'intaglio, non si erano avverate, poteva non avverarsi neanche questa che era ad un tempo una umiliazione ed una ingiuria. La mia povera moglie vedeva che il mio animo era combattuto, e con dolcezza cercava calmarlo colla pittura del nostro stato discreto e tranquillo, e mi esortava a levarmi dal capo un pensiero che mi rendeva amara la vita; e queste sue parole dettate dall'amore mi addoloravano di più, ma dissimulando e carezzandola le dicevo che aveva ragione.

Un giorno nello Studio del Magi modellavamo insieme un torso virile gettato sul vero, io ed un altro giovane. Un amico del Magi, un pittore, nel passare da noi si soffermò, e guardate le due copie, disse rivolgendosi al mio emulo e battendogli dolcemente la mano sulla spalla: – Mi rallegro, ecco un artista, – e poi rivolto a me con viso compunto mi disse: – A rivederla. – Lettore mio buono, tu crederai che mi disperassi? No, viva Dio! ti dico anzi che quelle parole si scrissero nel mio cervello con ferro rovente, e ci sono restate e mi hanno fatto un gran bene. Il professore che le disse (sì, era un professore) tre anni dopo nell'Accademia delle Belle Arti mi abbracciava dinanzi all'Abele. Il mio emulo? Il mio emulo sta bene di salute ed è più grasso e più vegeto di me, ma non fa lo scultore. Dunque, mio carissimo giovane artista, coraggio: contro la povertà, contro le traversìe, contro le ingiurie, contro gli scherni e perfino (bada bene) contro anche le blande e carezzevoli parole, che sono più micidiali delle ingiurie e degli scherni.

Ma bada, esamina bene la tua vocazione, non ti lasciare illudere da false apparenze. Bisogna che questa vocazione sia forte, tenace, persistente; bisogna che si frammetta in tutti i tuoi pensieri; bisogna che tutti i tuoi affetti piglino forma ed apparenza da quella vocazione; bisogna che non ti lasci libero neanche nel sonno, ti deve far dimenticare l'ora del pranzo, il convegno fissato, le comodità, i sollazzi, tutto. Se facendo una passeggiata in campagna, quelle colline, quei boschi non ti risveglieranno punto l'idea del felice possesso di chi n'è padrone, ma invece se ti innamorerà la bella armonia della natura colle sue linee variate, coi suoi seni, colle sue pendici, mestamente illuminate dal sole cadente, un bel quadro insomma, spera. Se al teatro vedi rappresentare un dramma e ti senti portato a giudicare fra te e te se quel personaggio è ben rappresentato, se il gesto, l'espressione del viso e l'inflessione della voce sono quali veramente debbono essere in quel personaggio, nell'affetto che lo muove, nella passione che lo agita, spera. Se andando al passeggio vedi un bel viso di donna e non ti risveglia subito l'idea di una statua col suo nome e la sua espressione, ma invece l'ammiri oziosamente o peggio, temi. Se la lettura di un fatto pietoso t'intenerisce, se la superbia e l'arroganza in trionfo ti sdegna, spera. E se non ti senti infiacchire le forze nel lungo e spinoso cammino dello studio, ma invece ritemprato ogni giorno colla costanza e colla pazienza operosa del bene ti senti più forte, spera, spera, spera; e se non senti così, smetti. Se sei possidente, bada all'amministrazione del tuo peculio; se sei povero, impara un mestiere qualunque. È meglio essere un buon falegname che un cattivo artista. [...]
✦ Giovanni Duprè. Vocazione d'artista da «Pensieri sull'arte e ricordi autobiografici». Marzocco, 1958

La vocazione, qui, non è un entusiasmo passeggero né il piacere di sentirsi artista: è qualcosa che insiste quando tutto sembra consigliarne l'abbandono. Povertà, umiliazioni, giudizi sprezzanti e perfino le affettuose esortazioni alla prudenza diventano prove alle quali una passione autentica deve sopravvivere. Ma proprio per questo non basta ostinarsi: occorre riconoscere se quella necessità invade davvero lo sguardo, trasforma una collina in linee e volumi, un gesto teatrale in espressione da comprendere, un volto in una possibile statua. Solo allora lo «spera, spera, spera» acquista il suo peso. Altrimenti è meglio rinunciare: perché la dignità non consiste nel chiamarsi artista, ma nel diventare fino in fondo ciò che si è capaci di essere.

Ti interessa questo libro? Chiedici la disponibilità