Ridete, fanciulli!
💬 Una grande sfida di lotta
CIRCO MILANO
COMPAGNIA EQUESTRE INTERNAZIONALE
DIRETTA DAL CAV. STANISLAO PARPAGOI
MARTEDI SERA 21 SETTEMBRE 1876,
ALLE ORE 9 PRECISE AVRÀ LUOGO UNA
GRANDE SFIDA DI LOTTA ROMANA
FRA IL CELEBRE CAMPIONE MONDIALE
GIOVANNI BARTOLETTI
ED IL FAMOSO
«MOLETTA» DI PORTA PALAZZO
CON LA POSTA DI LIRE 1000
SEGUIRÀ LO SPETTACOLO,
UNA ECCEZIONALE
RAPPRESENTAZIONE EQUESTRE-MIMO-
ICARIANA-ACROBATICA-DANZANTE,
NELLA QUALE AGIRÀ
TUTTA LA COMPAGNIA.
. . .
Il Circo Milano, la vecchia arena di Corso San Maurizio aperta sotto il cielo trèmulo di stelle, era al completo, di spettatori. Un brusìo di voci, di richiami, d'apostrofi, di esclamazioni. Un'attesa febbrile che faceva pestar piedi e bastoni sui tavolati; e prudere le mani di quanti s'erano empite le tasche di pomodori, di patate, di mele marce... L'impazienza pareva fosse diventata furore, quando finalmente la musica tuonò: tromboni, piatti, gran cassa; un tremore eroico nel ventre di tutti gli spettatori che si quietarono un momento, per quindi urlar di nuovo «Fuori! Fuori!» non appena la musica si spense. Quattro cavalli uscirono nella pista, a saltare, a danzare guidati da quattro ballerine. Ma chi se ne impipò? Quindi, ecco che nel bel centro dell'arena fu disteso un ampio tappeto color fragola in malora; ed ecco, sùbito, accompagnati dall'arbitro, e nientemeno che dal cavaliere Parpagòi in persona, farsi avanti i due lottatori: il campione del mondo Bartoletti, ed il mastodontico «Moletta» di Porta Palazzo; tutt'e due in maglia. La folla li accolse con urli di gioia con battimani e battipiedi frenetici, con fischi assordanti che forarono il cielo. Un attimo. Poi, silenzio completo; attenzione tesa fino allo spasimo.
I due lottatori si guardano, a braccia conserte. Quindi, le, sciolgono, e s'avvicinano, testa contro testa. Un momento, immobili. Ed ecco la schermaglia iniziale. L'un l'altro cercano una presa efficace; studiano il punto debole dell'avversario. S'avvinghiano. Si scuotono. Saldissimi tutt'e due. Tentano altre prese. Il «Moletta» appare guardingo, prontissimo alla difesa. Bartoletti, il famoso Bartoletti, che comincia a stupirsi, afferra ad un tratto la testa dell'avversario, e l'attanaglia con una terribile «cravatta». Ma rompere la resistenza del collo taurino del «Moletta», è vana speranza. Si riavvingono, rabbiosi. Trascorrono i minuti. Il pubblico non fiata. Eccoli, ora, al tappeto: Bartoletti «lavora» l'avversario con rude sapiente efficacia. Ma questo non cede per nulla. Un macigno. L'altro, ansante, rabbioso, gli borbotta: «Montù, basta! Finiamola!», e gli tenta una presa ascellare, una mezza «elson». Niente. Il «Moletta» resiste. Non parla. Calmissimo. La lotta si fa più ardente. Il campione del mondo ha un dubbio atroce: «che forse il «Moletta» voglia vincere lui? Ah no! Mai, mai!» E disperatamente gli porta un braccio girato a terra. Il «Moletta» è in ponte, la nuca e i piedi piantati ferrei sul tappeto. L'avversario gli grava sul ventre, feroce, implacabile. Ma l'altro, con una prontezza ed uno scatto superbi, si salva, ed è sopra l'avversario.
Un formidabile scoppio d'applausi saluta questa magnifica difesa. Bartoletti, più che mai insospettito che realmente il Montù faccia sul serio, gli gorgoglia: «Basta, ora, basta! Cedi!», mentre è stupitissimo dell'arte e della forza del suo antagonista, il quale comincia a dimostrar nettamente la sua superiorità. Il suo ardore e le sue forze sembrano centuplicate. Ah, lui è un floscione che con un buffetto lo si manda alle birbe? Vedranno, cribbio d'un cribbio! Vedranno tutti! Egli ormai tiene l'avversario nelle sue mani; l'avversario che rugge d'ira, conscio ora del tradimento. Non lo lascerà più fuggire. Grondano sudore. Ansano. Lo spettacolo è superbo. Ancora alcuni minuti di sforzi erculei, da ambe le parti. Poi, ad un tratto, con un colpo fulmineo, Bartoletti è atterrato. Le sue spalle premono il tappeto. L'arbitro fischia. Il celebre lottatore è finalmente vinto dal «Moletta» di Porta Palazzo!
La folla, in piedi, in delirio, scroscia in un uragano, d'applausi. Cappelli, bastoni volano nell'arena. I pomodori le patate, le mele fradice sono violentemente scagliate sul vinto. I due lottatori, sconvolti, si guardano, coi pugni chiusi. Bartoletti ringhia fra i denti: «Traditore! Traditore!» Il pubblico pazzo d'entusiasmo scavalca barriere, panche, sedie: ròtola dalle gallerie, e si slancia nell'arena. Un bolli bolli, un urlìo infernale. Il «Moletta» è assalito, stretto, soffocato da quel parossismo di ammirazione. Una voce, dieci voci, cento voci urlano: – Il premio, il premio! – Le mille lire! – Evviva il «Moletta»! Evviva Porta Palazzo! [...]
✦ Carlo Dadone. Ridete fanciulli! (...è permesso di ridere anche ai «grandi»). Società Editrice Internazionale, 1922